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I cambiamenti climatici in Karakorum

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ISLAMABAD – Lo stretto legame tra Italia e Karakorum inizia agli inizi del secolo scorso con le esplorazioni scientifiche del Duca degli Abruzzi, di Filippo de Filippi e di Ardito Desio, che dal 1913 hanno iniziato ad esplorare queste montagne. Lo storico risultato del connubio tra scienza e alpinismo è stato sicuramente la conquista del K2 avvenuta nel 1954 da parte della spedizione Italiana guidata proprio dal Prof. Desio. Da qui in poi la ricerca italiana ha rafforzato i suoi legami con il Pakistan proseguendo queste ricerche, attraverso numerose campagne ambientali in questa regione.

Le regioni settentrionali del Gilgit-Baltistan, che hanno un carattere strategico per la ricerca sul complesso dei ghiacciai della regione del Karakorum e per gli effetti complessivi sui cambiamenti climatici in Pakistan.

La stazione meteorologica installata da Ev-K2-CNR a Concordia, 4,700 m asl sul ghiacciaio del Baltoro
La stazione meteorologica installata da Ev-K2-CNR a Concordia, 4,700 m asl sul ghiacciaio del Baltoro

In questo contesto si delinea il Progetto SEED (Socio Economic and Environmental Development Program), finalizzato allo sviluppo del Parco del Karakorum Centrale e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale. Numerose attività di divulgazione si sono concentrate sugli aspetti scientifici e ambientali derivanti principalmente dai risultati delle ricerche svolte nell’ambito del progetto e utilizzati come base scientifica per la definizione delle strategie gestionali adottate nel Parco.

La regione del Karakorum ospita centinaia di montagne alte più di 6.000 m e un’elevata concentrazione di importanti ghiacciai. Recentemente queste aree sono diventate oggetto di numerose ricerche per studiare la cosiddetta ‘Anomalia del Karakorum’, che fa riferimento ad una particolare condizione di stabilità della maggior parte degli apparati glaciali nel Karakorum centrale, al contrario di quanto accade nella regione Himalayana, dove si evidenziano importanti fenomeni di riduzione.  I dati climatici e quelli di copertura nevosa suggeriscono infatti che una leggera diminuzione delle temperature estive e un aumento delle giornate piovose in inverno, insieme ad un possibile aumento della durata della copertura nevosa, possono aver contribuito al mantenimento di un’area glacializzata più stabile, a dispetto del riscaldamento globale che sta causando una generale diminuzione dei ghiacciai nel resto del mondo (Questa tendenza è stata confermata anche dalle campagne svolte tra il 2011 e 2013 sul ghiacciaio del Baltoro da parte dei ricercatori Ev-K2-CNR).

Al fine di rafforzare le basi della conoscenza sugli impatti dei cambiamenti climatici in questa regione, sono necessarie maggiori osservazioni che possano aiutare a comprendere la complessità di questi fenomeni nelle regioni montane, in particolare per quanto concerne i regimi di precipitazione e le variazioni della composizione atmosferica.

Uno spesso strato di inquinanti si estende dall’Oceano Indiano all’Himalaya durante la stagione secca (Novembre-Marzo) provocando impatti sulle popolazioni asiatiche: questa nube marrone, denominata Atmospheric Brown Cloud, ha alterato significativamente la forzante radiativa in Asia, causando una riduzione della quantità di radiazione solare assorbita dalla superficie terrestre.  Inoltre, a causa della presenta di particelle di cenere assorbenti e polveri minerali, questa nube ha aumentato il riscaldamento solare medio annuo della troposfera. A causa di ciò, nelle regioni montane si possono rilevare fenomeni di trasporto di masse d’aria inquinate. Questo fenomeno può alterare la fusione glaciale e il conseguente regime idrologico. A seguito delle campagne di misura effettuate da Ev-K2-CNR nel villaggio di Askole (3.015 m slm), realizzate per raccogliere informazioni preliminari sulla variabilità della composizione atmosferica in Karakorum, è stato rilevato che, a parte le fonti di combustione domestica locali, identificate anche come possibile sorgente inquinate a livello di valle, il regime termico montano dei venti predomina la variabilità diurna del numero delle particelle fini (ozono e anidride carbonica).  Questo indica che le emissioni delle forzanti climatiche a scala regionale, rappresentano una probabile fonte di inquinamento per l’intera regione del Karakorum.

Uno studio effettuato sempre nell’ambito del progetto SEED era rivolto alla valutazione degli impatti dei cambiamenti climatici sul regime idrologico nella parte superiore del bacino dell’Indo, ed in particolare sul fiume Shigar. La fusione del ghiaccio inizia in primavera e diminuisce a dicembre.  La pioggia costituisce una componente abbondante del deflusso in inverno e primavera.  In generale quindi risulta chiaro che il regime idrologico del fiume Shigar è regolato dalla fusione di neve e ghiaccio.  Una proiezione preliminare di questo risultati mostra che il clima futuro, dopo la metà questo secolo, sarà probabilmente più caldo e più umido e se così fosse, i ghiacciai subirebbero una riduzione.  Ci si troverebbe quindi di fronte ad una probabile intensificazione dei cicli idrologici nella regione del Parco del Karakorum centrale.  Da una parte il deflusso continuerebbe ad essere regolato dalla fusione nivo-glaciale e dalle piogge monsoniche, fornendo un buon approvvigionamento idrico, dall’altro lato ci sarebbero probabili importanti fenomeni alluvionali nella stagione calda.  In questa ipotesi di scenario quindi, ci si troverebbe nel 2100 di fronte ad una rilevante perdita del volume dei ghiacciai.  Una strategia di monitoraggio e gestione della risorsa idrica, risulta quindi fondamentale per un’area potenzialmente sensibile come quella del Karakorum, e sicuramente la possibilità di avere a disposizione osservatori, dati e scenari previsionali attendibili, è fondamentale per poter indirizzare correttamente le politiche gestionali.

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