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Primo Piano, Sicurezza in montagna

Bollettino Valanghe: la replica di AINEVA

BERGAMO – Relativamente all’articolo Bollettino Valanghe: un bel problema!, riportiamo con piacere la replica di AINEVA, che è un’importante realtà ed il maggior sistema di sicurezza per coloro che vivono in montagna e che la frequentano.

Bollettino Valanghe: un bel problema!” – Ma la diffusa disinformazione è un problema ancora maggiore…

 
“Coloro che credono senza ragione non possono venir convinti con il ragionamento” [J. Randi] – Abbiamo avuto recentemente occasione di leggere su questo portale l’articolo del Sig. Gallo intitolato “Bollettino Valanghe: un bel problema!” e, a favore di una doverosa corretta informazione nei confronti dei numerosi frequentatori della montagna, ci pregiamo esporre alcune considerazioni.
Spiace evidenziare che il Sig. Gallo dimostri una scarsa conoscenza e comprensione della materia unita ad una superficialità tecnica che non si addice ad un professionista della montagna, a maggior ragione ad un professionista che si considera un “comunicatore”.
In altre occasioni, su altri siti internet, quest’anno anche altri suoi colleghi professionisti della montagna hanno espresso concetti inerenti la sicurezza invernale e nella fattispecie la problematica valanghe in modo superficiale, scorretto e soprattutto senza alcun fondamento tecnico a supporto delle loro personali deduzioni, male interpretando concetti di base che dovrebbero far parte della loro preparazione tecnica e contribuendo ad inculcare negli Utenti dei pericolosi concetti di disinformazione.
Chi si reputa “Comunicatore” deve essere molto preparato sull’argomento che tratta e divulgare in modo chiaro e sintetico pochi ma fondati concetti, deve essere pacato ed oggettivo e consapevole che ha importanti responsabilità: comunicare correttamente nel campo della sicurezza in montagna significa  contribuire a creare e/o approfondire una cultura della prevenzione che, non solo in Italia, purtroppo è ancora lacunosa.
A meno che si voglia cavalcare l’onda della notorietà e delle apparenze, magari in seguito a grossi incidenti che alzano l’attenzione nell’opinione pubblica, ed allora ci tiriamo rispettosamente indietro e non abbocchiamo a provocazioni che sostengono solamente quello stesso gioco, che sono fatte solo per poter poi stendere (volutamente) stizzite repliche con lo scopo di incrementare la succitata ricerca spasmodica della notorietà. Per emergere e per essere veramente apprezzati dalle persone intelligenti ci sono altri modi, anche se oggettivamente più faticosi.
A chi vuole cimentarsi a comunicare seriamente in merito alla prevenzione e sicurezza in montagna, ringraziandolo sin d’ora, nell’allegato stilato a cura dei Previsori AINEVA raccomandiamo alcuni sintetici concetti.
I Previsori Valanghe dell’AINEVA elaborano i loro prodotti:
  • a seguito di specifica e seria formazione professionale, costantemente aggiornata;
  • confrontandosi regolarmente sulle tecniche e sulle procedure più innovative in Gruppi di Lavoro sia nazionali sia internazionali;
  • sulla base di oggettivi dati estrapolati dalle  stazioni e campi di Rilevamento tradizionali ma soprattutto dalle  Stazioni Nivometeorologiche automatiche sparse in alta quota ed in punti opportuni delle montagne italiane, estrapolati dagli oltre 50 Rilievi Itineranti svolti  su percorsi scialpinistici (selezionati tra quasi 200 rilievi itineranti possibili e ritenuti rappresentativi) con rilevamento di parametri importanti e tramite l’utilizzo di tecniche e procedure ormai consolidate a livello internazionale (esecuzione di stratigrafie del manto nevoso, vari test di stabilità ed altre osservazioni) eseguiti dagli stessi tecnici degli Uffici Valanghe, da Guide Alpine opportunamente preparate a seguito di specifiche convenzioni con gli uffici AINEVA , personale SAGF-GdF, personale dei parchi o da collaboratori professionisti esterni.
  • confrontandosi regolarmente sulle tecniche e sulle procedure più innovative in Gruppi di Lavoro sia nazionali sia internazionali;
  • sulla base di oggettivi dati estrapolati dalle 323 stazioni e campi di Rilevamento tradizionali ma soprattutto dalle 373 Stazioni Nivometeorologiche automatiche sparse in alta quota ed in punti opportuni delle montagne italiane, estrapolati dagli oltre 50 Rilievi Itineranti svolti ogni settimana su percorsi scialpinistici (selezionati tra quasi 200 rilievi itineranti possibili e ritenuti rappresentativi) con rilevamento di parametri importanti e tramite l’utilizzo di tecniche e procedure ormai consolidate a livello internazionale (esecuzione di stratigrafie del manto nevoso, vari test di stabilità ed altre osservazioni) eseguiti dagli stessi tecnici degli Uffici Valanghe, da Guide Alpine opportunamente preparate a seguito di specifiche convenzioni con gli uffici AINEVA , personale SAGF-GdF, personale dei parchi o da collaboratori professionisti esterni.
Complessivamente, la rete di rilevamento dati delle regioni e province afferenti ad AINEVA è la più fitta presente sul territorio montuoso italiano e non ha nulla da invidiare alle reti di rilevamento dati di Svizzera, Austria o Francia in quanto a densità dei punti di misura o significatività dei dati acquisiti;
  • con l’utilizzo di sempre più approfonditi ed affidabili modelli matematici e sistemi informatici;
  • … e, soprattutto, assumendosi le responsabilità penali che le norme prevedono per il personale degli Enti preposti al monitoraggio, previsione e prevenzione dei pericoli naturali.
I comunicatori della sicurezza e della prevenzione in montagna:
  • hanno il dovere morale di attenersi a corrette norme deontologiche e comportamentali al fine di divulgare correttamente la materia, proprio per contribuire ad evitare “che i media ed i sapientoni si scatenino”;
  • … soprattutto senza provocare più danni di quelli che già la cattiva informazione, nel tempo, ha prodotto e senza dar adito a inutili, sterili e anche pericolose polemiche (anzi… rischiose, parlando di valanghe).
Invitiamo il Sig. Gallo e gli altri suoi colleghi professionisti della montagna che recentemente hanno scritto in modo piuttosto superficiale su questi argomenti a continuare nella importante opera di comunicazione approfondendo sempre di più la reale conoscenza, da tutti i punti di vista, di questi argomenti e garantendogli che i tecnici dell’AINEVA rimangono a loro disposizione, e di tutti coloro che lo desiderano, per qualsiasi  delucidazione inerente la neve e le valanghe.
La montagna ha bisogno di tutti per essere compresa nel modo più giusto possibile, ed in particolare ha bisogno di una comunicazione oggettiva, seria e pacata e non urlata, a favore di tutti i suoi frequentatori.”
Il Responsabile Tecnico di AINEVA (Associazione Interregionale Neve e Valanghe) Dott. Geol. Igor Chiambretti – (per conto del Comitato Tecnico Direttivo di AINEVA)
Allegato:
“Il Bollettino Valanghe emesso dagli uffici afferenti ad AINEVA è un bollettino di previsione del “Pericolo” che ha valenza a scala sinottica regionale, e cioè su un ampio territorio. E’ rivolto sia alla Protezione Civile, per la conseguente valutazione locale del Rischio su aree antropizzate e vie di comunicazione, sia ai frequentatori della montagna innevata, per le opportune valutazioni personali relative al Rischio che vogliono correre, in funzione dell’attività che vogliono fare sui percorsi che vogliono seguire.
  • Il Pericolo valanghe è una condizione oggettiva, relativa alle situazioni di stabilità del manto, espresso secondo la Scala Europea del Pericolo Valanghe, unificata e adottata da tutti i servizi valanghe europei (EAWS) e del resto del mondo; è descritto in termini di diffusione areale del pericolo (aree di distacco) sul territorio in base al grado di consolidamento del manto nevoso (situazione media rilevata), al numero di siti pericolosi sui pendii ripidi, definiti in base alla localizzazione, esposizione e quota. La variabilità spaziale del manto nevoso è un dato di fatto e sarebbe umanamente impossibile fare valutazioni sito-specifiche per ogni singolo tratto di pendio. … Quando si parla di “pericolo” non c’è di mezzo l’uomo.
  • Il Rischio valanghe invece, in particolare per i frequentatori della montagna, è relativo all’esposizione  personale al Pericolo (da cui deriverà il grado di rischio) in relazione delle necessarie conoscenze delle attività che si vogliono svolgere, dei luoghi che si vogliono percorrere e dell’ambiente in cui si svolgono, in questo caso ambiente montano innevato. Lo sci alpinismo non è uno sport a rischio zero, alla stregua di tanti altri sport praticati in outdoor (vd.alpinismo, kayak, immersioni subacquee, paracadutismo, volo a vela, etc.) e presuppone una completa consapevolezza, volontarietà e accettazione nell’esposizione al rischio. La libertà di rischiare deve essere massima ma bisogna anche saper assumere la piena responsabilità delle proprie decisioni possibilmente cercando di migliorare, continuamente, il proprio livello di conoscenze e preparazione sull’argomento.
  • Il punto è questo: quanto è approfondita nei frequentatori della montagna, anche e soprattutto professionisti, la conoscenza base dei concetti di evoluzione del manto nevoso, variabilità spaziale della stabilità, tipi di sovraccarico e ancor più quanto sono note le esatte definizioni che sottendono la Scala Europea del Pericolo Valanghe, che i previsori valanghe sono tenuti ad osservare nella definizione del grado di pericolo, che non è solo un colore e un numero, ma è soprattutto una distribuzione di fenomenologia descritta mediante avverbi di possibilità/probabilità, distribuzione, quantità?
  • Come tecnici ci impegniamo quotidianamente a spazializzare i dati d’innevamento integrati dai rilievi itineranti settimanali (eseguiti anche da noi stessi) e a trasformarli, dopo attente valutazioni, in un grado di pericolo valanghe rappresentativo di un’area e descritto al meglio delle nostre capacità, testandolo poi personalmente mediante attività scialpinistica. Purtroppo, notiamo con amarezza e delusione che tanto sacrificio e impegno viene vanificato in nome di sterili polemiche, ricche di lacune e sintomatiche di una sempre più superficiale conoscenza, urlate anche e purtroppo da professionisti della montagna.
  • Proprio gli specialisti della Montagna non dovrebbero dimostrare così scarsa conoscenza dei principi di nivologia, dei concetti di Pericolo e Rischio e loro differenza, dei concetti base della Scala Europea del Pericolo Valanghe, della valenza e peso dei Bollettini Valanghe regionali. Come tecnici che si avvalgono quotidianamente del validissimo supporto di Guide Alpine che si sono opportunamente preparate, personale SAGF, personale dei parchi, collaboratori professionisti esterni e interni, tutto personale preparato e aggiornato dalla stessa AINEVA, sappiamo anche che gli urlatori da social sono la minoranza e ringraziamo i moltissimi professionisti della montagna, che meno tesi a schiacciare tasti sul PC si impegnano quotidianamente a collaborare con AINEVA per un unico e condiviso fine: la prevenzione fatta di conoscenza, informazione e autocritica.
  • Sottolineiamo che saremmo ben contenti di continuare a pubblicare sulla rivista Neve e Valanghe, rivista sì prettamente tecnica, contributi più divulgativi prodotti proprio da chi vive e pratica la montagna, per meglio bilanciare il peso scientifico e soddisfare così non solo gli specialisti ma anche gli amatori del mondo della neve. L’abbiamo sempre fatto, nonostante la scarsità di tali contributi, e saremo sempre disponibili a farlo in futuro.”

Il Responsabile Tecnico di AINEVA (Associazione Interregionale Neve e Valanghe) Dott. Geol. Igor Chiambretti ed i Tecnici dell’AINEVA

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5 Comments

  1. Come mai il Servizio NAZIONALE Previsone Neve e Valanghe Meteomont prevedeva marcato 3 per il giorno della valanga in Valle Aurina, mentre il Servizio Valanghe del Suedtirol (AINEVA) prevedeva solo il grado di pericolo 2?

    1. come mai questa fretta di scrivere un commento pieno di errori?
      come mai c’è un servizio meteomont che fa un bollettino per le sue truppe alpine ma poi vorrebbe estenderlo a tutti?

  2. Non intendo assolutamente fare l’avvocato di Maurizio Gallo che certamente non ne ha bisogno ma ritengo che la replica AINEVA a firma di Igor Chiambretti sia inappropriata ed offuscata da rabbia o alterigia. E poi mi piace sentirmi simpaticamente accomunato ad Andrea Gallo nel “club delle capre ignoranti” cui ci ha iscritto d’ufficio l’ottimo Chiambretti.
    Le considerazioni di Gallo mi sono apparse pacate e del tutto legittime, certamente possono essere non condivise ma ciò non toglie nulla al suo pieno diritto di esprimersi.

    E’ fuori discussione l’ottimo lavoro che svolgono i vari centri valanghe e nessuno mette in dubbio la professionalità dei loro tecnici.
    Nella fattispecie dell’incidente del Monte Nevoso sarà certamente la magistratura a ricercare eventuali responsabilità, non certo i lettori di “MontagnaTV”
    Detto questo sarebbe forse più opportuno che il sig Chiambretti considerasse con maggiore attenzione le osservazioni di chi abitualmente frequenta la montagna invernale.
    E’ del tutto normale che un abituale fruitore dei bollettini nivo-meteo si domandi a cosa è dovuta la disparità espressa dalla Scala Europea del Pericolo Valanghe tra il bollettino dell’Alto Adige che indicava 2 e la contigua area austriaca che indicava 2 fino a 2400 mt e 3 al di sopra di tale quota. E mi sembra un distinguo importante!
    Chi legge questi indici non è che necessariamente debba essere un ingegnere della NASA. Legge, si fa delle domande, in base alla propria preparazione fa delle considerazioni e delle scelte. Il nocciolo della questione non riguarda le tecniche ne la preparazione degli estensori dei bollettini nivo-meteo di cui ho grandissima stima anche personale.
    Forse, e dico forse, lo strumento della Scala Europea del Pericolo Valanghe sembra mostrare dei grossi limiti di “comunicazione”. Forse andava bene nel periodo in cui la gran parte dei frequentatori della montagna invernale veniva da una assidua pratica alpinistica, gente come Maurizio Gallo o il sottoscritto tanto per fare degli esempi. Oggi non è più cosi. Non esiste giornalista che quando avvengono incidenti da valanga non sia in grado di citare che “l’indice di pericolo era tre su una scala di cinque”. Detta così però è una comunicazione fuorviante nella sua interpretazione. Chi ha una preparazione specifica sa che a 3 non sei a metà del guado ma ti stai già affacciando sulla catastrofe, mentre per chiunque lo legga così come si presenta l’indice 3 è a metà di una scala di 5. Se uno strumento ritenuto importante e condiviso a livello internazionale è ambiguo nella sua interpretazione o peggio richiede una formazione specifica ha già fallito la sua funzione “comunicativa”. Non è ne immediato ne efficace.

    Forse sarebbe il caso con un pizzico di umiltà considerare che qualche problema di comunicazione c’è. Forse sarebbe il caso di rivedere questo strumento. Forse sarebbe il caso di distinguere tra utilizzatori ludico/sportivi e ambiti di protezione civile. Forse sarebbe ora di smetterla dopo ogni tragico incidente di giustificare l’inerzia di provare nuove strade con la “tragica fatalità”. Forse e anzi senza forse, è ora di smetterla di considerare le vittime di incidenti delle capre ignoranti che non hanno saputo leggere con attenzione e competenza il bollettino valanghe!

    Lo scritto del Sig Chiambretti ha il tono e l’umore di chi è stato toccato su un nervo scoperto, forse avrebbe bisogno di un bravo “comunicatore della sicurezza e prevenzione in montagna”. Ne conosco uno bravo e competente ma è impegnato nel club delle capre.

    Cristiano Tedeschi
    Istruttore Nazionale di Scialpinismo e Alpinismo del CAI

    1. sono d’accordo sul fatto che ci sia un problema di comunicazione nei bollettini e la dimostrazione è proprio l’ignoranza dimostrata dal Sig. Gallo che, pur essendo guida alpina, dimostra di non sapere come funziona il bollettino valanghe.

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