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Nanga Parbat: parla Elisabeth Revol

Elisabeth Revol in un’intervista al sito francese summit-day racconta della difficoltà di tornare alla vita quotidiana dopo aver vissuto per lungo tempo sul Nanga Parbat, di Tomek “il suo ritorno è stato umano” e dei progetti futuri “non sarò sul K2 il prossimo anno… la mia mente vaga ad altre montagne”.

Alla domanda del giornalista sui motivi che la spingono all’alpinismo invernale, Elisabeth risponde: “Gli 8000 in inverno sono un’altra dimensione. Sono la prima via per trovare le risposte a una serie di domande che avevo circa le mie condizioni, il corpo in grado di sopportare temperature tanto fredde, il vento, la neve. Ed è trovare le risposte a tutte queste domande che mi affascina e mi motiva! Questo è anche vivere e prendere una grande boccata di ossigeno in montagna. Poi in inverno, ad eccezione di quest’anno, ci sono poche persone sulla montagna e questo è veramente ciò che amo: immergermi per qualche tempo lontana dal mondo e vivere quello che devo vivere con la montagna.”

Sulla vetta di Simone, Alex e Ali, Elisabeth racconta: “Sono felice per loro. Se lo meritano ed hanno scritto una bella pagina nella storia di alpinismo invernale. Sono dispiaciuta per contro per Tamara, che ha sfiorato il suo Graal, ma, in tutti i casi, ha vissuto una storia magica!” e sempre su Tamara aggiunge “Una decisione molto difficile. Quando sei cotto in altitudine, può essere a 100 o anche a 50 metri dalla vetta… non puoi più avanzare e non hai più scelta… Molti alpinisti hanno perso la vita lassù perché non riuscivano nemmeno più a muoversi o a contattare il campo base via radio […] quindi sì, è crudele per lei, ma, come dici tu, bisogna rimanere lucidi ogni momento, altrimenti non si torna!”

Alla domanda se sia stata lei, assieme a Tomek, a consigliare a Simone e Tamara di cambiare via perché la Messner era troppo pericolosa, l’alpinista risponde: “La barriera di seracchi fra campo 2 e campo 3 quest’anno era molto fragile. La terra ha tremato nella regione dell’Himalaya a fine dicembre, rendendo quella parte della montagna instabile e fragile. Abbiamo trovato il solo passaggio possibile attraverso quel muro, ma l’uscita per raggiungere il plateau era davvero instabile e presto scomparirà…. In breve, ci hanno chiesto foto di questo passaggio e quello che pensavamo. Dopo di che è stata una loro decisione alla luce di ciò di non continuare su questa via.”

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