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Alpinismo, Alta quota, Primo Piano

L’amore di Wojciech Kurtyka per la montagna

Photo Piotr Drozdz
Photo Piotr Drozdz

MADRID – Wojciech Kurtyka, fresco di vittoria del Piolet d’Or alla carriera, rilascia una bella intervista al giornale spagnolo El Pais in occasione della recente uscita del suo libro “Il Maharaja cinese” (in Italia, edito da Stella Alpina, è in corso di pubblicazione e prenotabile sul sito dell’Editore). Un’intervista in cui emerge tutto l’amore dell’alpinista polacco per l’alpinismo, ma soprattutto per la montagna e la natura. Una vera e propria dichiarazione d’amore, che fa comprendere perché Kurtyka è diventato così grande.

L’alpinista è al suo primo libro e pur essendo, a detta sua autobiografico al 95%, non parla delle sue scalate in Himalaya, ma è un romanzo: “Scalare mi dà forza e mi permette di sentirmi profondamente a contatto con il mondo. Non ero sicuro di come inserire questo nel libro, così ho deciso di parlare di quelle esperienze in montagna che si sviluppano attorno alla casa, ai rapporti famigliari ed agli obblighi professionali.” – e continua – “ho deciso di mostrare come l’alpinismo può diventare un percorso che arricchisce la nostra vita quotidiana e ci permette di capire noi stessi”. Al giornalista di El Pais, Kurtyka spiega come l’istinto porta l’uomo ad affrontare le proprie paure e che l’origine del suo essere alpinista è, assieme all’amore per la montagna, proprio questa necessità di affrontare la paura per fare ciò si che ama.

L’alpinismo è un’arte? Kurtyka risponde che ciò che definisce una scalata è ciò che siamo: può essere uno sport competitivo, una danza sulla roccia, un’opera d’arte ed aggiunge “Salire una montagna comporta sempre una creatività intensa ed intima” che finché persiste ci fa capire che siamo vivi; una creatività che si esprime non solo in parete, ma anche nella cultura della montagna, in tutti i suoi aspetti.

In ultimo il giornalista chiede Kurtyka cosa rappresenta per lui la montagna oggi e l’alpinista risponde: “è un tesoro, un mistero e parte della natura piuttosto che una sfida sportiva. Mi piace andare in montagna per vedere gli alberi o i luoghi ricoperti dal muschio. Da nessuna altra parte mi sento così vicino alla realtà. Qui la luce e lo spazio prendono vita e diventano elementi tangibili dell’universo. Niente mi fa tanto stupore come le montagne dell’entroterra. Ora, nella mia vita, scalare è solo un modo per stare vicino alla natura.”

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