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Chamlang Expedition 2016, intervista a Marco Farina

Photo courtesy Andy Houseman
Photo courtesy Andy Houseman

Prende il via oggi la Chamlang Expedition 2016, quarta spedizione del progetto “Vertical Dreams” della Sezione Militare di Alta Montagna, di cui vi abbiamo parlato ieri.

Abbiamo fatto qualche domanda ad uno dei protagonisti, Marco Farina, che assieme a François Cazzanelli, tenterà l’apertura di una nuova via sull’inviolata parete nord del Chamlang (7319 mt).

 

Cosa significa per te questo lavoro/passione all’interno della SMAM?

Lo dice già la domanda, un’alpinista che ha la possibilità di svolgere la propria attività come un lavoro, penso che sia la persona più fortunata di questo mondo, soprattutto al giorno d’oggi, ma come tutti i lavori e come tutte le attività di questa terra ci sono i pro e i contro, ma non mi posso lamentare, anzi, colgo l’occasione ancora una volta di ringraziare l’Esercito, il Centro Addestramento Alpino di Aosta e il Reparto Attività Sportive di Courmayeur, che mi danno la possibilità di svolgere al meglio la mia attività. Spesso veniamo etichettati come privilegiati, mi sento di dire che è vero, ma allo stesso tempo, mettersi ogni volta in gioco non è sempre facile e non tutti avrebbero la voglia e la passione di farlo, questo “Lavoro/Passione”.

A che quota inizia la parete nord?

La parete nord, dalle carte e da quello che abbiamo visto su internet dovrebbe iniziare intorno ai 5700m

Che difficoltà tecniche prevedete di incontrare sulla parete? La discesa da dove la farete?

Le difficoltà maggiori saranno su terreno misto, poi dipende da quale linea saliremo, abbiamo individuato lo sperone centrale, sicuramente più difficile ma più sicuro. Come acclimatamento abbiamo pensato o di salire la cresta ovest (salita dai baschi lo scorso autunno in stile alpino), che si potrebbe utilizzare anche come linea di discesa, oppure un’opzione è quella di acclimatarsi sulla via di salita, così da conoscerla meglio.

Quanti giorni prevedete di stare in parete?

È difficile dire quanti giorni ci servono per salire e scendere, diciamo che abbiamo fatto una previsione di 5/6 giorni tra salita e discesa.

Come vi siete allenati?

Come allenamento non abbiamo cambiato tanto il nostro modo, scialpinismo, arrampicata e qualche via di misto. È interessante la parte medica, dove abbiamo iniziato a collaborare con la medicina di montagna di Aosta, dove il Dottor Giardini ha effettuato con noi diverse visite sotto sforzo oltre che preziosi consigli.

Più in generale cosa significa per voi alpinismo moderno? e cosa “rapporto leale” con montagna?

Mah…non saprei spiegare il significato di Alpinismo Moderno, non si può dire che oggi si facciano cose che trent’anni fa non si facevano, perché sarebbe sbagliato, mi viene in mente un Renato Casarotto, solo, in apertura, su grandi montagne… Ognuno è libero di fare il proprio alpinismo, non penso ci sia un alpinismo moderno ed uno classico, ecc… quando si torna a valle si racconta la propria avventura e bon…questo significa essere leali con la montagna e con se stessi.

Il progetto Vertical Dream prevede anche montagne di 8000 metri? Salite in stagione invernale?

Si, il progetto Vertical Dream ha in programma anche montagne di 8000m…

Cos’è il progetto Sanonani,  è perché è così importante per voi?

Il progetto Sanonani non è nient’altro che un aiuto che diamo molto volentieri ai fondatori, nonché nostri amici della Onlus Sanonani, Marco Camandona e Barbara Luboz. Sia Marco che Barbara son sempre disponibili a darti una mano, quindi è più che giusto dare il nostro contributo al loro progetto. Al nostro arrivo a Kathmandu andremo nella casa famiglia nel villaggio di Budhanikanha a distribuire aiuti provenienti dalla Valle d’Aosta.

Avete degli sponsor che con i loro contributi sostenete il progetto Vertical dream?

Sicuramente dobbiamo ringraziare gli sponsor che ci danno una grande mano con il materiale tecnico, oltre a sponsor privati che hanno voluto credere in questo progetto.

 

 

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