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“Montagnoterapia” per i pazienti psichiatrici

Photo courtesy lastampa.it
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VERCELLI – A Vercelli il CAI ha avviato un progetto per “usare” la montagna per alleviare la sofferenza psichica, malattia sempre complessa che i nostri tempi anziché ridurre, aggravano. Ce lo raccontano dalle pagine della Stampa.it e a noi pare, ancora una volta, importante riprendere un’iniziativa positiva.

Un’esperienza per la verità non nuova: la fondazione Emilia Bosis di Bergamo da più di 15 anni utilizza la montagna, i suoi stimoli, le diversità ambientali e le interazioni umane della “cordata” per quanto su terreno non difficile. Alle gite fuoriporta e sulle Orobie si era passati anche all’Himalaya, al Kilimangiaro.

“Imparano, si mettono alla prova, acquistano fiducia in sé stessi e verso il mondo esterno. A gruppetti di 8-10 persone sfruttano il grande patrimonio naturalistico della Valsesia per terapie riabilitative all’aria aperta. Anche nel 2016 i pazienti psichiatrici degli ospedali di Vercelli potranno sfruttare la Montagnaterapia, un servizio svolto dall’Asl in collaborazione con il Cai provinciale, con cui l’azienda ha appena rinnovato la convenzione. Il programma di quest’anno prevede alcune escursioni tra cui una, di alcuni giorni, al rifugio Pastore, a 1575 metri, nel cuore del Parco naturale Alta Valsesia.”

Tutto ciò richiede ai pazienti una lunga preparazione e la condivisione di spazi stretti con estranei. “Alla fine dell’esperienza c’è un senso di gratificazione, perché possono vivere un momento al di fuori della loro malattia”, spiega Giuseppe Saglio, direttore della Struttura Complessa di Psichiatria al Sant’Andrea di Vercelli. La Montagnaterapia è stata adottata dall’azienda già da alcuni anni: in collaborazione con le sezioni del capoluogo e di Varallo del Cai e della Guardia di finanza di Alagna, un team di esperti accompagna i malati psichici in quelle che possono essere considerate vere e proprie sessioni di riabilitazione mentale. A maggio 2015 il gruppo di Borgosesia è partito per un trekking di tre giorni nel Golfo del Tigullio, percorrendo il sentiero da San Fruttuoso a Portofino. Pochi mesi dopo ha fatto un’escursione alla capanna Gnifetti, sopra Alagna, arrivando a 3640 metri. “

E’ importante raccontare queste iniziative, che creano esperienze positive per i pazienti psichiatrici, i quali, nelle escursioni in montagna, si sentono protetti, instaurano relazioni con gli istruttori, si relazionano con l’ambiente e le persone che incontrano in un ambiente che stimola la relazione interpersonale.

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