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Terremoto in Abruzzo 7 anni dopo. Gran Sasso una montagna da ricostruire

Photo courtesy IlCapoluogo.it
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L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha disposto, attraverso un’ordinanza, la proclamazione del lutto cittadino per l’intera giornata di oggi, mercoledì 6 aprile, settimo anniversario del sisma.
Non facile comprendere la questione aquilana: un complesso di vicende e storie drammatiche che 7 anni fa ebbe inizio con una violentissima serie di scosse sismiche. Da allora la paura, la generosità e l’orgoglio degli abruzzesi, ma anche la buona volontà e gli errori della politica e delle amministrazioni pubbliche, hanno scritto la storia di quelle popolazioni, città e borghi.

L’Aquila sta ancora soffrendo, non tanto nelle periferie, ma nel suo cuore civico e monumentale e la ricostruzione dei paesi e dei borghi forse partirà solo quest’anno.

A inizio anno, Il Fatto Quotidiano scriveva raccontando la storia di un signore che vive a ridosso del Gran Sasso: “Sono passati quasi sette anni senza che sia riuscito a riavere la sua casa. Eppure, alle pendici del Gran Sasso spazzato dal vento, il vecchio si dice fortunato: “E già, perché quest’anno l’inverno fino ad ora è stato mite, possiamo almeno passeggiare”. Fortunato, proprio così dice. Dopo sette anni e dodici miliardi spesi. Una pioggia di finanziamenti abbattutasi su L’Aquila e dintorni dalla notte maledetta del sisma ma che non pare essere servita a molto, visto che lui è ancora qui, sfollato tra gli sfollati, a mille metri di altitudine, chissà per quanto altro tempo ancora.”

Photo courtesy meteoweb.eu
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La risposta è affidata a una nota di Stefano Palumbo, capogruppo Partito Democratico: “È positivo riscontrare come la ricostruzione delle frazioni possa dirsi a tutti gli effetti partita. La conferma è arrivata con la pubblicazione del quindicesimo elenco nel quale la metà delle pratiche dei centri storici finanziate è relativa alle frazioni. Un lavoro coordinato, tra il livello locale e il governo centrale, che produrrà i suoi frutti in termini di cantierizzazione già da quest’anno”. E aggiunge una riflessione su un tema storico dello sviluppo abruzzese:“Un quadro che dovrebbe spingerci ad aprire, con più serenità, una seria e doverosa riflessione sul futuro dei nostri borghi, molti dei quali già in gran parte disabitati prima del terremoto. Un fenomeno di graduale spopolamento, è bene dirlo, analogo a quello in atto nel resto di Italia ma che proprio attraverso la ricostruzione dovremmo provare a contrastare, interpretando la stessa come opportunità per ripensarne ruolo e funzione, partendo dalle vocazioni dei vari territori e immaginando possibili futuri sviluppi”.

Ma non tutti sono completamente d’accordo: a proposito del Comune di Assergi, ai piedi del Gran Sasso, da dove parte la funivia per Campo Imperatore, al quotidiano Il Capoluogo, molto attento a monitorare la ricostruzione, Luca Scarcia, presidente dell’Amministrazione Separata degli Usi Civici, riferisce che “Dal 2009 non è cambiato nulla. Al di là dei lavori alle case classificate A non si è visto ancora nulla, il centro storico è fermo. Forse a fine anno o ad inizio 2017 verranno prese in considerazione le prime schede parametriche e partiranno alcuni lavori. Di fatto, ad oggi, il centro della frazione è silente. Anche l’alimentari/edicola vicino alla torre con l’orologio non c’è più.”

Abbiamo voluto raccogliere e pubblicare alcune testimonianze pubbliche che ci dicono che dopo 7 anni in Abruzzo qualcosa è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare. La montagna simbolo dell’Italia appenninica, il Gran Sasso, continua a essere un problema aperto in tema di conservazione della natura e sviluppo sostenibile, parole usurate e rincorse da anni dalla popolazione e delle amministrazioni locali e centrali. Purtroppo i risultati sono insufficienti per far guardare con serenità oltre questo 7 anniversario ed il Parco Avventura, annunciato in apertura nei prossimi mesi, è un buon segnale, ma non risolleverà certo le sorti del turismo locale. Ci vuole ben altro. Auguri Abruzzo.

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