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Everest: valanghe a Sud e problemi logistici a Nord

KATHMANDU, Nepal – I lavori al CB dell’Everest, per ospitare chi in questa stagione tenterà di scalare la montagna più alta del mondo ed il Lothse, sono in fermento: il personale di supporto, che supera le 400 unità al momento, sta in questi giorni istallando le tende per ospitare più di 30 spedizioni.

Quello che però ci si aspettava è che le condizioni delle montagne fossero più sicure. Nima Gyalzen Sherpa, dal CB dell’Everest, ha commentato: “Da quando sono arrivato al Campo Base dell’Everest (il 1 aprile ndr) è caduta una valanga dal Pumori ed una dal Nuptse. Ho sentito il soffio della valanga fin qui al campo base. Pare che la catena montuosa (Mahalangur Himal) non sia così sicura come pensavamo”.

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Photo courtesy SPCC Facebook page

Nel frattempo gli Icefall Doctors hanno già attrezzato la via fino a C1, utilizzando più di 20 scale, questo a causa degli svariati crepacci e spaccature, con tutta probabilità causati dal terremoto, che sono presenti quest’anno sul percorso per arrivare al primo campo. Le medesime condizioni si presentano fino a C2 ed anzi, a detta degli Sherpa, le difficoltà sono maggiori a causa del fatto che i crepacci sono meno visibili in questa parte della via, che comunque è in procinto di essere a sua volta attrezzata, dopo che i lavori erano stati interrotti per qualche giorno per le condizioni meteo sfavorevoli.

Per quanto riguarda invece gli alpinisti, da Deboche, Phil Crapmpton, arrivato con la sua spedizione Altitude Junkies, ha commentato sul suo blog: “Stiamo sentendo dai report che ci saranno 250 alpinisti stranieri sull’Everest questa stagione, ma è difficile da credere considerando che i sentieri sono completamente deserti, tanto da aver incontrato solo pochi escursionisti. Speriamo che il numero di trekker aumenti con il progredire della stagione”. Quello che sappiano è che dai numeri forniti dal Dipartimento del Turismo nepalese sono stati rilasciati per questa stagione 275 permessi di salita, per un totale di 31 spedizioni, a cui si aggiungono tutti i permessi concessi nel 2014 e nel 2015, prolungati dal Governo, che però non è detto vengano sfruttati. Staremo a vedere nelle prossime settimane, anche perché, come riporta il Sagarmatha Pollution Control Committee, i lavori per attrezzare le vie di salita non saranno terminati prima di un mese ed il periodo di scalata si stima possa iniziare solo i primi di maggio.

La via che seguirà il team sloveno
La via che seguirà il team slovacco

Parlando invece dei presenti, gli alpinisti slovacchi Vladimír Štrba e Zoltán Pál, che tenteranno la vetta dal versante sudovest dell’Everest, seguendo la via aperta nel 1975 da Dougal Haston e Doug Scott, si stanno al momento acclimatando sul Mera Peak. La strategia è quella di superare in stile alpino C2, per poi bivaccare a 7800 mt e a 8300 mt. Il tutto senza ausilio di ossigeno.

Dal versante Nord dell’Everest arrivano invece soprattutto notizie di problemi burocratici e logistici, in verità non solo per chi tenterà la conquista del tetto del mondo.

Vi sono infatti alcuni ritardi sul rilascio dei permessi da parte dei cinesi, che stanno rallentando e facendo cambiare i programmi agli alpinisti, tra cui quelli di Mick Allen, che intenzionato scalare l’Everest dal versante Nord senza ossigeno, è stato costretto a rivedere i propri piani di acclimatamento spostandosi a Manang, Nepal, così da non perdere tempo prezioso. Il volo per Lhasa, Tibet, è stato invece riprogrammato solo per l’11.

Inoltre, arriva la notizia che la strada tra Nepal e Tibet non è stata aperta per la stagione e per tale motivo gli alpinisti saranno costretti a prendere i collegamenti aerei, molto più costosi, come fa notare l’americano John Quillen, il quale in questi giorni ha twittato: “La strada per il Cho Oyu è chiusa da Kathmandu. Pare che dovremo volare fino a Lhasa. Molti più soldi usciranno dalle tasche degli alpinisti, prevedo montagne non affollate”.

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