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Annapurna: maltempo, rinunce e crepacci

KATHMANDU, Nepal – Non c’è molta preoccupazione da parte di Carlos Soria, alpinista settantasettenne per il quale il tempo, seppur prezioso, è un elemento noto, come la pazienza.

Neppure la scalatrice australiana Burke sembra prendersela più di tanto, ma i giovani leoni che sono al base fremono e arruffano il pelo: hanno voglia di sentire odore di vetta della cima.

Invece sono ancora tutti fermi a rischiare la pelle sotto il grande seracco che, come una mezza luna, solca la parte alta dell’Annapurna.

Il tempo è pessimo e soprattutto continua ad essere imprevedibile: le previsioni fatte dal team spagnolo circa una possibile finestra oggi di bel tempo, per l’attacco alla vetta,  sono state smentite nuovamente dal meteo.

Sembra che l’Annapurna si stia impegnando a mettere in dubbio non tanto la scientificità delle previsioni meteo, delle quali abbiamo già discusso a lungo, ma la loro attendibilità statistica, che non pare poi così certa.

Alla speranza degli alpinisti al campo base di arrivare in vetta a inizio aprile, è subentrata l’incertezza meteo, con i venti che continuano a mantenersi al limite della praticabilità alpinistica.

Ma al campo base l’andare e venire continua: su e giù a portar zaini con materiale da campo e viveri, spendendo qualche notte ai campi alti per l’acclimatamento, con l’ansia che qualcosa dall’alto si stacchi e travolga tutto, ma anche tutti. È già accaduto, più volte in passato: ce lo hanno raccontato Gnaro Mondinelli ed anche Abele Blanc.

Photo courtesy blog.internetonastick.net
Photo courtesy blog.internetonastick.net

Gli Sherpa nel frattempo hanno cercato di fissare le corde oltre C3, ma le complicazioni sul trovare una via sicura permangono: la squadra di fissaggio ha infatti trovato un enorme crepaccio proprio sopra il terzo campo. La soluzione sarebbe quella di attraversarlo, un piano che dovrebbe essere attuato in questi giorni con il fissaggio delle corde attraverso il crepaccio, fino a campo 4, meteo permettendo.

Gli Sherpa hanno già fatto un buon lavoro, ma non ancora sufficiente per procedere alle rotazioni che consentiranno il definitivo acclimatamento ed il tentativo alla vetta.

Intanto qualcuno si è stancato di rischiare ed è tornato a casa: trattasi del romeno Alex Gavan, che ha scritto “È finita, per ora. Troppo imprevedibilità, troppo pericolo. Ieri, mentre ero a circa 6.000m, a metà strada sulla parete di ghiaccio sotto il Campo 3, sentito che qualcosa non andava bene e ho avuto la forte sensazione che non avrei dovuto salire ulteriormente. Nel corso degli anni ho capito e ho imparato ad ascoltare il mio io interiore”.

Quest’anno, fin dal Nanga, il vero protagonista in Himalaya pare il meteo.

C’è ancora tempo.

 

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