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Sulle tracce dei Ghiacciai arriva al Fitz Roy ed al Cerro Torre

Panoramicadel-Fitz-Roy-dal-Cerro-Polo
Photo courtesy Fabiano Ventura

La spedizione “Sulle Tracce dei Ghiacciai – Ande 2016”, che ricordiamo avere l’obiettivo, attraverso la comparazione fotografica, di monitorare lo scioglimento dei più grandi ghiacciai del Mondo a causa dei cambiamenti climatici, è arrivata al Fitz Roy ed al Cerro Torre.

Di seguito riportiamo il racconto ed il video di Fabiano Ventura, pubblicato da macromicro, di questa quarta tappa della spedizione in cui il fotografo e la sua squadra hanno percorso 4000 metri di dislivello e camminato per oltre 60 km riuscendo a ripetere ben 5 fotografie storiche di De Agostini.

Per leggere un approfondimento circa la spedizione: qui

Per leggere della prima tappa: qui

Per leggere delle altre tappe: qui e qui

“Fitz Roy e Cerro Torre due mitiche montagne, nell’immaginario collettivo le più difficili al mondo. Sabato 12 marzo la nostra avventura inizia da El Chalten, piccolo paese all’interno del Parco Nazionale Los Glaciares a poche ore a piedi dalle grandi montagne.

Prima di partire incontro l’amico Alejandro Caparros direttore del parco che, interessato alle finalità didattiche del mio progetto, mi da la disponibilità di un piccolo rifugio come base logistica durante la permanenza nel parco e l’aiuto dei guardaparco per poter raggiungere i luoghi fotografici con la pesante attrezzatura.

Raggiungo il rifugio Blanco vicino al campamento Poincenot con l’aiuto delle guardaparco Valeria Abruzzo e Valeria che, appassionate del loro lavoro mi descrivono con molti dettagli le zone più belle del parco, una di loro pratica l’alpinismo ed ha già scalato il Fitz Roy per tre volte!

Il rifugio è splendido tutto di legno e immerso nel bosco, dopo aver offerto una tazza di te alle ragazze, le saluto, loro tornano a El Chalten ed io mi preparo qualcosa da mangiare.

La mattina seguente mi raggiungono altri due guardaparco con cui partiamo per il primo obiettivo fotografico, la vetta del Cerro Polo, una montagna dalla quale cercherò di ripetere la panoramica di De Agostini che ritrae l’intera skyline del Fitz Roy da una posizione frontale. Discutiamo sulla strada da percorrere, loro più propensi per quella più lunga ma meno faticosa io per quella più diretta ma più ripida, alla fine mi faccio convincere e in tre ore saliamo la cresta est fino all’anticima.

Arrivati sotto la vetta come da tradizione inizio la ricerca del punto fotografico con le foto storiche in mano spostandomi in vari punti per verificare l’esatta sovrapposizione delle varie creste delle montagne. Dopo lunghe ricerche anche in questo caso trovo delle rocce a terra che riconosco sulla fotografia storica e che mi confermano di aver ritrovato lo stesso luogo di scatto! Di corsa monto la folding Linhof e inizio a scattare, il Fitz potrebbe coprirsi di nuvole in qualsiasi momento.

Dal confronto tra l’immagine storica e la vista attuale di fronte a me è evidente come la parte terminale del ghiacciaio Blanco abbia perso diverse centinaia di metri. Dalla fotografia storica, infatti, si vede la fronte del ghiacciaio che occupa almeno mezza laguna mentre ora si è scoperta un’enorme parete di roccia. Il luogo è immenso, dalla fotografia è difficile comprendere le dimensioni di queste valli e montagne. Per fare solo un esempio, la quota del fondo valle è di 600 metri mentre la vetta del Fitz Roy è di 3405 metri!

Il tempo previsto è buono, per cui decido di scendere al rifugio e di tentare il giorno seguente la salita del Loma de las Pizzarras. Guardando la montagna dal basso decido di salire lungo un ripido canale intagliato nel bosco dalle frane che mi permetterà un accesso rapido a una cresta diretta alla vetta, contrariamente al percorso suggerito dal guardaparco Julien Esperanza, che oggi è con me e che m’indica una cresta molto più lunga. Salire per una via sconosciuta è spesso un’incognita, non sai mai cosa ti aspetta e se riuscirai a raggiungere la vetta, ma la soddisfazione di scoprire da solo una via di accesso alla montagna è nettamente superiore rispetto a una già conosciuta.

Il percorso, infatti, si rivela il più diretto ma il primo canale è impraticabile, troppo ripido e pericoloso. Il terreno sotto i nostri piedi cede continuamente. Per evitare questo canale, siamo costretti a infilarci nel bosco e procedere a volte aggrappandoci ai rami degli alberi. Dopo circa un’ora arriviamo sulla parte alta del canale, lo attraversiamo e ci dirigiamo verso la ripida cresta che su massi instabili ci porterà in vetta.

La vista è mozzafiato, da un lato possiamo mirare l’imponente sequenza di guglie granitiche del Fitz Roy con i laghi glaciali di color verde azzurro e dall’altro il deserto argentino con il lago Viedma.

Dopo aver ripetuto la fotografia storica di De Agostini mi dedico a scattare qualche immagine di quel paesaggio meraviglioso, realizzando anche una panoramica a 360°.

Per la discesa decidiamo una via ancora più diretta e ripida, ci infiliamo nel canele sotto la vetta e scivoliamo giù sui ghiaioni che ci impegnano non poco. La stanchezza accumulata purtroppo mi fa cadere correndo ma senza grosse conseguenze, solo qualche taglio e abrasione sulle mani e sulle gambe.

Il giorno successivo decidiamo di attraversare tutta la valle della laguna Madre passando nel bellissimo bosco di Lenga. Raggiungiamo dopo tredici chilometri il Mirador Maestri con vista mozzafiato sul Cerro Torre dove ripetiamo anche in questo caso una fotografia di De Agostini. Il ghiacciaio Torre è evidentemente arretrato frontalmente ed ha perso moltissimo il suo spessore. Nel 2005 ricordo che il ghiacciaio toccava quasi le rocce presenti nella laguna invece oggi, in soli dieci anni, si sarà arretrato di almeno 50 metri, figuriamoci facendo il confronto con la fotografia di De Agostini scattata nel 1945!

Beh…. in soli 3 giorni ho salito quasi 4000 metri di dislivello e camminato per oltre 60 km e ripetuto ben 5 fotografie storiche di De Agostini. E’ stata dura ma la fatica è stata ricompensata ampiamente!”

 

 

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