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Nuptse parete sud: intervista a Daniele Bernasconi

Daniele-Bernasconi-2BELLANO, Lecco — Logistica semplice e parete complessa. Con una via tutta da immaginare, nel tracciato oppure nello stile. Daniele Bernasconi racconta la spedizione al Nuptse (7.861 metri di quota, in Nepal) che lo vedrà protagonista nelle prossime settimane con il valdostano Hervé Barmasse: la partenza è fissata per lunedì 18 aprile.

Daniele, come avete scelto il Nuptse? Era un sogno nel cassetto?
Non abbiamo scelto subito il Nuptse come meta. Prima Hervè ed io abbiamo deciso di andare via insieme, poi di andare in primavera. L’idea era quella di andare in un posto non particolarmente tribolato dal punto di vista logistico.

Diverso, insomma, dalle vostre passate spedizioni insieme, come il GI, l’Ogre, lo Hielo Continental…
Sì, niente posti dove si sta in giro mesi solo per vedere la montagna. Abbiamo un tempo limitato e vogliamo sfruttarlo. Abbiamo considerato di andare in Tibet dove ci sono molte belle montagne ma la Cina è diventata un problema. Da un lato sono carissimi i permessi di scalata: il Cho Oyu costa qualcosa come 10mila dollari a testa, una volta erano più economici che in Nepal. Dall’altro c’è sempre questa “spada di Damocle” della chiusura delle frontiere: è capitato negli anni scorsi che decidessero di chiudere la montagna, di non lasciarti passare, anche se tu avevi già permessi pagati e carte in regola.

Quindi Nepal…
Nepal. Partiamo tardi quindi niente zone dove il monsone arriva prima. Abbiamo pensato al Langtang o al Khumbu. Ci sarebbe piaciuto il Chamlang, dove ora sono impegnati François Cazzanelli e Marco Farina della Sezione Militare di Alta Montagna del Centro Addestramento Alpino di Aosta, e una spedizione inglese. E’ ancora un bel problema in una zona che non  ho mai visto. Abbiamo pensato al Cho Oyu, dove c’è ancora qualcosa da fare, ma alla fine abbiamo scelto la sud del Nuptse.

Qual è il vostro progetto?
Sulla parete c’è la via britannica di Chris Bonington, che non è mai stata fatta in stile alpino. Questa è una della possibilità. Ci sono poi altre cose che si possono fare, ma bisogna valutare sul posto. L’anno scorso, in autunno, ci sono stati Ueli Steck e Colin Haley: sono arrivati abbastanza in alto, ma hanno dovuto rinunciare per il maltempo.

L’unica altra via sulla parete è quella per cui Valery Babanov ha vinto il Piolet d’or: cosa ne pensi?
Ho solo visto la fotografia, penso che sia una gran via ma non saprei dare una valutazione precisa. Comunque noi per ora vogliamo arrivare sotto la montagna. E’ una parete abbastanza ripida, impegnativa. Lì faremo le nostre considerazioni.

Che condizioni vi aspettate?
Ci dicono che adesso dovrebbe esserte abbastanza secca, almeno sotto una certa quota.

Qual è la maggior difficoltà? Valanghe oppure difficoltà tecniche?
Valanghe spero di no, perchè vorrebbe dire che nevicherà tanto. Spero di no. Ma essendo una parete sud immagino che di giorno farà caldo quindi probabilmente smollerà qualcosa, bisognerà muoversi col freddo nelle prime ore della giornata. La roccia dovrebbe essere abbastanza buona, un po’ cambiata negli ultimi anni perchè si sono ritirati i ghiacciai. Ci sarà neve dura, se ci va bene, se no ghiaccio. Vedremo. Per quanto riguarda i campi, la salita, faremo tutto ciò che serve, ma per adesso non abbiamo un’idea precisa.

Ci saranno altre spedizioni?
L’agenzia non ci ha detto che ci saranno altri alpinisti, quindi credo saremo soli. Ma non saremo isolati: nel paesino sotto, Chukung (4,730 metri), dicono che funzioni perfino il telefonino. Chukung è sopra Periche, dove si trova il noto ospedale. Lì si dividono la valle dell’Everest e quella che va verso la sud del Lhotse.

Quando prevedete di arrivare al campo base?
Manderemo su la roba, ma noi faremo un trekking abbastanza lungo, magari a Gokyo, con qualche salitella sulle montagne vicine in modo da arrivare al Nuptse già acclimatati. Vogliamo prepararci per quelle finestre di bel tempo che di solito arrivano prima del monsone, nella seconda metà di maggio.

Un anno fa il terremoto ha devastato la valle del Khumbu. Il Nepal è pronto a riaccogliere turismo e spedizioni? 
Dicono di sì. Sono curioso anche io di vedere com’è la situazione. Di sicuro hanno cercato di rimettersi in piedi subito: in Nepal la montagna rappresenta una delle poche possibilità di lavorare e far girare l’economia. Per quanto riguarda Kathmandu, ci hanno detto che nel quartiere di Thamel funziona tutto. forse la periferia è ancora abbastanza devastata. Comunque sia, siamo certi che staremo bene: i nepalesi sono molto accoglienti e con loro mi sono sempre trovato bene.

Allora, in bocca al lupo!
Grazie. Ma ci sentiremo. Come ho detto non saremo isolati, quindi anche durante la spedizione vi terrò aggiornati!

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