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Alpinismo, Alta quota, Primo Piano

Everest

Everest, appena “aperto” e già uccide. Poco corretto scrivere così, ma la verità è che un signore giapponese è morto al campo base per problemi legati all’altitudine. Possibile? Si. Ma non c’erano gli elicotteri che trasportavano attrezzature da campo base fin sopra l’Icefall? Non si poteva trasportare il signore dal Base a Periche? Li c’è un ospedalino gestito da neozelandesi con bombole di ossigeno e farmaci e poi si è a 4200 metri, non a 5400. Gli elicotteri servono, secondo i comunicati stampa per abbattere i rischi, ma se non trasportano almeno i colpiti da edema, che rischi abbattono?

Ieri sera ho chiesto un parere a Alessandro Gogna, eravamo insieme per ricordare Renato Casarotto, sulla questione elicotteri autorizzati tra il Base dell’Everest e il campo uno: mi ha risposto controvoglia che l’Everest è finito. Non ho indagato oltre. Lui era quello, a ragione, dell’autosoccorso, del torniamo alla semplicità tecnica della salita, della preparazione e della capacità di affrontare la montagna, altrimenti stiamo a casa. Perché se rischi tu e fai danni, altri dovranno rischiare e la catena diventa infinita, esplosiva. Esplosiva all’Everest lo è già per il superaffollamento alpinistico, ma questo lo sapevamo. E non è che il terremoto ha cancellato il problema dopo aver cancellato la vita di 22 tra nepalesi ed “alpinisti”.

Non voglio fare la Cassandra, ma se qualcuno non mette mano alla questione con qualche barlume di buon senso, per esempio limitando i permessi rilasciati per ogni stagione, sarà sempre peggio: le spedizioni commerciali non sono la benedizione per l’economia del Nepal.

I nepalesi hanno 4 miliardi e duecento milioni di dollari da spendere per ricostruire il loro paese ed hanno qualche serissimo problema a farlo, pensare che qualche centinaia di migliaia di dollari di royalties risolvano i problemi di quel paese o anche solo di alcune vallate è confortante, ma illusorio.

Che l’incenso acquieti le ansie di Sagarmatha la “dea madre”, speriamo che le valanghe, i venti e le bufere, almeno quest’anno, non facciano disastri, già ci pensano gli uomini.

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