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Ambiente e clima. Dramma e riscatto della montagna al Film Festival di Trento

È dall’Anno Internazionale che le Nazioni Unite dedicarono alla montagna, il 2002, che la correlazione sempre più consapevole e drammatica del rapporto tra le montagne e i cambiamenti climatici viene rilanciata come un mantra, che ricorre le sue vibrazioni nelle conferenze, sul web, nelle pubblicazioni scientifiche. Raramente si traduce in contromisure, quelle che gli esperti di “capacity building” e politiche di gestione e sviluppo dei territori e dei sistemi sociali definiscono “misure di “adattamento e mitigazione”.

Le montagne ricoprono circa il 22% della superficie terrestre del pianeta e ospitano il 14% della popolazione mondiale ed il cambiamento climatico influenza e condizione in modo significativo le montagne! I cambiamenti visibili nelle Alpi e sugli Appennini, che ci sono vicini, li vediamo, ma su tutti i sistemi montani, dall’Himalaya alle Ande fino alle montagne del centro Africa, sono, per elencare solo alcuni dei guai: il ritiro dei ghiacciai, l’aumento della vulnerabilità derivante dalle catastrofi, le minacce agli ecosistemi, la loro fragilità e la diminuzione della biodiversità, la desertificazione, l’impoverimento delle comunità locali.

Certo, le ecomafie e lo sfruttamento del territorio per usi illegali, come le discariche abusive, di cui certamente Luca Mercalli e don Ciotti parleranno al Film Festival di Trento questa sera, sono temi che attengono al “nostro giardino” italico. Questioni che sentiamo sulla pelle, che brucia e si ammala di cancro per le emissioni, i fumi illegali e per l’acqua non proprio salubre. Ma alla “terra dei fuochi”, che della Campania rappresenta una parte corrotta, ma minoritaria, si possono contrapporre esempi d’eccellenza dove le coltivazioni, l’agricoltura, anche la più pregiata e naturale, e l’allevamento sono esempi di riscatto della montagna.

I vini eroici della Val d’Aosta, Valtellina e del Trentino, le mele delle valli di Non e di Sole, ma anche le olive toscane e liguri, la frutta, la liquirizia, il vino calabri sono frutto di un pensiero positivo, che include anche le montagne di molte altre regioni. Poi certo, basta guardare la televisione, quando torni a casa la sera, e il Tg ti rifila la lista delle truffe alimentari e delle sofisticazioni agricole, per farti prendere dal momentaneo sconforto.

Ma la terra c’è, con i suoi prodotti, l’allevamento anche. Le pecore e le mucche, i tratturi, i boschi e gli alpeggi, l’agriturismo piacciono ai giovani e, seppur appaiono marginali, ci sono parti di pensiero e lavoro che recuperano la relazione tra uomo e montagna. La montagna però non deve essere rifugio per emarginati, ma grande occasione per fare benessere.

Arroccato sulla collina di Juval nella splendida Val Venosta, svetta Castel Juval. Nel maniero trova spazio il museo che Reinhold Messner ha voluto dedicare al mito della montagna. Photo messner-mountain-museum.it
Arroccato sulla collina di Juval nella splendida Val Venosta, svetta Castel Juval. Nel maniero trova spazio il museo che Reinhold Messner ha voluto dedicare al mito della montagna. Photo messner-mountain-museum.it

E poi il turismo. La crisi economica ci ha fatto riscoprire il turismo delle nostre terre, delle spiagge di casa, ma anche delle montagne, come le Dolomiti patrimonio dell’UNESCO: tra le più belle montagne della Terra. Messner ha portato in cinque suoi musei, Corones, Firmian, Dolomites, Juval, Ripa e Ortles, le montagne del mondo, i sogni paralleli di uomini che hanno creato civiltà millenarie, realizzato opere d’arte e che praticano tradizioni dal fascino ancestrale. Ne ha fatto luoghi di visita e conoscenza, moderni ed efficienti. Agricoltura e cultura, storia e sport, economia e sviluppo sostenibile sembrano possibili per le montagne, quelle italiane delle Regioni a statuto speciale mi si dirà. Vero, ma anche le altre hanno molte potenzialità ed il loro futuro dipende dalle volontà degli uomini. C’è un bel documento prodotto da UNCEM sul rapporto tra montagna e Green Economy, dove si spiega con argomenti credibili di come le montagne possono e devono essere la grande start up dello sviluppo delle nuove tecnologie, delle pratiche eccellenti architettoniche e costruttive, della produzione di energie verdi, della ricostruzione di sistemi produttivi e artigianali, di modi di vita sintonici con la natura e a impatto zero.

Ma le montagne del mondo, come abbiamo detto all’inizio, sono molte: la maggior parte povere e subiscono il dramma dei cambiamenti climatici con scarsissime possibilità di opporvicisi.

Ce lo ricorda Thomas Hofer in un suo intervento in qualità di Cordinatore per la FAO della Mountain Partnership, che di seguito vi riportiamo.

“Per che abita in montagna la vita è dura da sempre, ma adesso sopravvivere si fa ancora più difficile. In montagna il numero delle persone minacciate dall’insicurezza alimentare è aumentato del 30% dal 2000. Nei paesi in via di sviluppo un abitante di montagna su tre è a rischio d’insicurezza alimentare ed il numero sale quasi ad uno su due se si considera soltanto la popolazione montana rurale. Frequenti sono anche le carenze nutritive a causa di una alimentazione solitamente ricca di amidi (riso e altri cereali). Le comunità montane che si sono stanziate nelle Ande, nell’Himalaya e nelle montagne della Cina hanno sviluppato una carenza di iodio tra le più alte del mondo. In Tagikistan, il tasso di ritardo nella crescita infantile sfiora il 40%.

L'essiccamento delle albicocche in Pakistan
L’essiccamento delle albicocche in Pakistan

La minaccia della fame in crescita non è l’unica sfida che le comunità montane si trovano ad affrontare: il 90% della popolazione montana vive in paesi in via di sviluppo, per lo più dipendendo da un’agricoltura di sussistenza praticata in ecosistemi fragili estremamente suscettibili agli impatti negativi delle variazioni del clima. Pur avendo il minore impatto ambientale al mondo, le popolazioni montane sono le prime a pagare per le conseguenze negative del cambiamento climatico: minori nevicate si traducono in drastiche riduzioni della portata dei fiumi che forniscono ai contadini l’acqua per l’irrigazione. Temperature mediamente più alte consentono la propagazione di parassiti e malattie ad altitudini a cui prima non potevano proliferare. La perdita di raccolti e bestiame costituisce una realtà sempre più diffusa. Inoltre, la frequenza di slavine, valanghe, frane e inondazioni dovute allo scioglimento dei laghi glaciali è in aumento. Questi eventi estremi causano morte e distruggono infrastrutture, impendendo così l’accesso a strade, scuole, mercati e ospedali.

Le comunità montane sono molto resilienti. Possiedono conoscenze tradizionali che consentono loro di adattare le pratiche agricole alle variazioni stagionali del clima nonché alle diverse altitudini ed esposizioni dei versanti. Oggi però si trovano ad affrontare avversità ben maggiori che in passato. Gli effetti negativi del cambiamento climatico in montagna non condizionano soltanto la popolazione residente. Si ripercuotono in modo drammatico su tutti noi. Le montagne, riserve d’acqua del nostro pianeta, forniscono tra il 60 e l’80% dell’acqua che usiamo per il consumo domestico, agricolo e industriale. In montagna si trova il 25% della biodiversità terrestre e si concentra il 15-20% del turismo mondiale. Tutti questi benefici per l’umanità saranno gravemente danneggiati dall’aumento delle temperature.

La buona notizia è che creando una volontà politica forte ed investendo nell’adattamento ai cambiamenti del clima si potrebbero generare nuove opportunità per ridurre povertà e fame in montagna.

Con una gestione efficiente del territorio, le comunità montane possono aiutare ad attenuare alcuni degli effetti del cambiamento climatico, a tenere sotto controllo l’erosione, a preservare la biodiversità e a proteggere le fonti d’acqua ed è importante che i governi ricompensino, attraverso meccanismi adeguati, le popolazioni montane per i benefici che garantiscono a tutti noi.

Inoltre, le comunità montane devono essere incentivate a generare reddito con attività che rispettino l’ambiente, garantendo sbocchi commerciali per la vendita dei loro prodotti di alta qualità come caffè, formaggi, piante aromatiche, spezie, erbe medicinali e prodotti artigianali.

Gli agricoltori di montagna possono contare su tecniche tradizionali sostenibili e introdurre tecniche innovative più adatte a un clima e a un ambiente in continuo mutamento, che al contempo migliorino il loro accesso a nuove conoscenze e risorse.”

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