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La Patagonia Cilena protagonista stasera al Trento Film Festival

TRENTO – Il Paese ospite della 64esima edizione del Trento Film Festival è il Cile ed è alla Patagonia che è dedicata la serata speciale di stasera in cui ci sarà la prima italiana dello spettacolo “Ai confini del mondo” con protagonista Neri Marcorè. L’attore condurrà lo spettatore in Patagonia e nella Terra del Fuoco (tra il Cile e l’Argentina) parlando di Charles Darwin, Padre Alberto De Agostini, ecologia e alpinismo, della storica scalata al Monte Sarmiento con le coinvolgenti coreografie di Seydi Rodriguez Gutierrez che ballerà con il corpo di ballo della scuola di danza “Ritmomisto” e l’esibizione del gruppo folk cileno Hueñihüen.

Antonio Ciaschi, professore universitario e da sempre conoscitore  a 360° delle questioni montane, ci racconta la Patagonia Cilena riportando appunti e impressioni di un viaggio, breve ma intenso e di straordinario interesse.

“Il viaggio, sviluppatosi attraverso più di 1000 km percorsi lungo la strada sterrata della cosiddetta Carrettera Austral, tra ghiacciai e foreste, laghi e fiumi, fiordi e villggetti di legno, modesti ma ordinati, ci ha anche consentito di raccogliere impressioni a sensazioni sulla realtà ecologica della Patagonia Cilena tra ecosistemi di grande valore ambientale, potenzialità di sviluppo e, anche, situazioni di degrado e di sfruttamento estensivo e poco sostenibile di porzioni di quell’impenso territorio.

La Patagonia è stata così definita dal navigatore Ferdinando di Magellano quando vi approdò nel 1520 perché il grande navigatore, come narra l’aneddoto storico, fu colpito grandi orme lasciate sul terreno dalle “patas”, particolari calzature piatte e larghe, tipiche degli abitanti della regione che, quindi, si suppose essere dei giganti.

La Patagonia costituisce la parte più meridionale del continente sud-americano ed è divisa tra Cile, sul versante dell’Oceano Pacifico, e l’Argantina, verso l’Oceano Atlantico. La Patagonia Cilena, grande quasi quanto la metà dell’Italia è la parte con le montagne più alte, i ghiacciai che scendono fino al mare e le foreste ancora vergini; la sua densità di popolazione è però scarsissima, essendo abitata solo da circa 90.000 persone, la gran parte giunta in Patagonia solo a partire dal 1920-30, quando lo Stato Cileno, avviati a soluzione i problemi di frontiera con l’Argentina, ne ha favorito la colonizzazione.

La regione patagonica del Cile è suddivisa in una sezione costiera con molte grandi isole, vasti arcipelaghi e fiordi. Segue verso l’interno la sezione più propriamente montuosa, quella corrispondente alla Cordigliera delle Ande patagoniche, ricca di cime e picchi innevati, anche d’estate, che ricordano alcune parti della catena alpina e sono anche profondamente incise delle vallate di alcuni grandi fiumi. Le cime montuose, alcune di grande bellezza, superano spesso i 3000 mt, e tra le più alte abbiamo il San Valantin (3910 metri) il Cuerno de Plata (3725 m) e, più ad oriente, il massiccio del San Lorenso (3706 m), esplorato ripetutamente e descritto approfonditamente dagli alpinisti italiani Gino Buscaini e Silvia Metzeltin.

In questa sezione la catena andina presenta vaste aree glaciali. Questi enormi ghiacciai partono da quote elevate fino a circa 4000 m e scendono fin sul livello del mare, sfociando nell’Oceano Pacifico.

Con gli oltre 20.000 km2 di estensione, i due ghiacciai continentali della Patagonia Cilena costituiscono la terza riserva mondiale di acqua dolce continentale, escludendo i ghiacciai dell’Artide e dell’Antartide. Si tenga anche presente che tale superficie rappresenta circa la metà del totale dei ghiacciali presenti in Europa (Alpi, Scandinavia, Svalbard, Islanda, Pirenei e montagna mediterranee), circa il doppio dei ghiacciai dell’Islanda e circa 10 volte l’estensione dei ghiacciai alpini.

La Patagonia Cilena è una regione unica nel suo genere: infatti in particolare nell’area ricadente nella Regione XI – Aysen, è caratterizzata dalla compresenza di ecosistemi terrestri, acquatici, marini, di alta quota e glaciali in una superficie relativamente limitata. Gli ecosistemi terrestri della Patagonia Cilena rappresentano una notevole riserva di biodiversità e sono un esempio di foresta pluviale temperata che merita di essere studiata più approfonditamente per le due funzioni ecologiche e per gli aspetti di gestione sostenibile degli ecosistemi. Inoltre, la collocazione latitudinale ella regione la rende idonea allo studio della presenza e dell’impatto degli inquinanti trasportati dalla circolazione atmosferica, sia in aria, sia nella componente glaciologica e sedimentologica,

Dall’altra parte, i cambiamenti climatici globali stanno avendo impatti relativamente maggiori alle estreme latitudini, sia artiche che antartiche, ed è previsto che anche in futuro saranno queste latitudini quelle più soggette ai cambiamenti.”

(Antonio Ciaschi)

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