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“Borghi alpini. Perché il ritorno alla montagna è possibile” oggi al Salone del Libro

TORINO — Sarà presentata questa mattina, giovedì 12 maggio alle ore 11, al Salone del Libro (Independents’ corner, padiglione 1 del Lingotto Fiere) la seconda edizione del volume “Borghi alpini. Perché il ritorno alla montagna è possibile”. Il testo (la prima edizione, esaurita, era stata presentata a dicembre 2015) raccoglie 80 buone pratiche di interventi, di progetti e di proposte nei Comuni montani piemontesi.

I borghi alpini oggi ridotti a ruderi – oltre cinquemila immobili abbandonati solo nelle Alpi piemontesi – sono stati la vittima più evidente dell’abbandono dopo la rivoluzione industriale del Novecento che ha portato migliaia di persone in città. Sono diventati periferia estrema delle vallate. Sono la testimonianza di quando, nell’Ottocento e a inizio del secolo scorso, la montagna era uno straordinario luogo di vita e produzione, autonomo. Oggi, mentre le Valli alpine sono sempre più un sistema “aperto”, che sperimentano nuove opportunità di crescita, anche la “sharing economy” e il valore dei servizi ecosistemici, i borghi alpini sono da dieci anni luogo di nuovo, possibile sviluppo. No al consumo di nuovo suolo, no alle economie che non considerano cosa c’era in passato su un territorio, no allo sguardo degli “abbandonologi” che contemplano cosa non é più. I borghi alpini sono guardati con grande interesse dai proprietari degli immobili, ma anche da enti locali, architetti, imprese, professionisti. Si moltiplicano progetti e investimenti, anche di privati, volti alla rivitalizzazione delle borgate, con nuove imprese del settore agricolo, artigianale e turistico incentivate dal Piano di sviluppo rurale 2014-2020. In arrivo ci sono 15 milioni di euro (fondi UE del Psr) per i Comuni.

Di recupero dei borghi ha parlato più volte il Ministro Dario Franceschini: “In Italia dobbiamo valorizzare tutto – ha recentemente detto il Capo del Ministero del Turismo e della Cultura – Non solo quindi i grandi siti come Pompei, il Colosseo, gli Uffizi, Venezia. Ma anche il patrimonio minore, sterminato e meraviglioso. Dai Cammini di San Francesco agli splendidi borghi, talvolta persino abbandonati”. E ancora: “Un’altra idea in cantiere – afferma Franceschini – è quella di sostenere gli alberghi diffusi, cioè i borghi abbandonati, e sono centinaia, che vengono ristrutturati: invece della stanza ti danno una casa. Sono di una bellezza stupefacente. È la nostra specificità, mica ci servono gli alberghi tutti uguali che le grandi catene costruiscono a Singapore o New York”.

Al Lingotto ne parleranno Franco Ferraresi, dirigente settore Montagna Regione Piemonte, Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte, Roberto Dini, architetto, Istituto di architettura montana del Politecnico di Torino, Alberto Sasso, architetto, Associazione Ri Abitare le Alpi, Andrea Ferretti, architetto, sindaco di Usseaux (TO), Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana (CN), Luca Cerruti Miclet, sindaco di Rassa (VC), Marco Bonatto, sindaco di Frassinetto (TO). Questi ultimi sono Comuni dove sono stati realizzati interventi di recupero e rivitalizzazione dei borghi grazie ai fondi europei del Piano di sviluppo rurale e a investimenti di privati. Rassa, in Valsesia, ha avuto tra i suoi borghi un ospite d’eccezione: il 25 aprile 2016 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato il paese e ha ribdatito: “Anche chi vive nelle zone interne e montane deve avere gli stessi diritti e gli stessi servizi di chi vive nelle aree urbane. Non è solo una esigenza di solidarietà, ma è interesse per l’economia dell’intero Paese”.

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