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2 X 14 X 8000 – Juanito, l’uomo con più ottomila

Carlos Soria e Juanito Oiarzabal al campo base del Dhaulagiri. Photo courtesy Carlos Soria facebook page
Carlos Soria e Juanito Oiarzabal al campo base del Dhaulagiri. Photo courtesy Carlos Soria facebook page

KATHMANDU, Nepal – Juanito Oiarzabal, classe 1956, è l’uomo che ha salito più ottomila di tutti gli altri esseri umani. Sempre senza ossigeno. Non lo sapevate? Possibile, anzi molto probabile se non siete spagnoli, scusa Juanito, baschi. Da quelle parti lui è un mito.

L’ho incontrato spesso negli anni. Un’esplosione di vitalità, tracotanza, simpatia, generosità, volontà ed eccessi. Al K2 nel 2004 per poco ci lascia la pelle, cosa che gli è capitata più volte, ma sempre per poco. Al K2 preferiva morire piuttosto che farsi mettere la maschera dell’ossigeno dal suo amico Gnaro Mondinelli, con il quale ha condiviso parecchie avventure alpinistiche.

I suoi “primi” 14 ottomila senza ossigeno li raggiunge nel ’99, sulla vetta dell’Annapurna, dopo Messner e Loretan. Lui però va avanti, fa il giro di boa e prosegue 15, 16, 17 , 18  fino a quota 26 ottomila, alcuni saliti anche tre volte.

Ora compare al Dhaulagiri, 8167 metri, e se riuscisse ad arrivare in vetta gli mancherebbero solo 3 ottomila per vincere la sfida unica del 2x14x8000.

Juanito Oiarzabal e Alberto Zerain hanno raggiunto, dopo un mese di permanenza sulla montagna, i  7.100 metri e stanno ora aspettando al campo base una finestra di bel tempo per l’assalto finale sulla vetta. Negli ultimi due giorni hanno lavorato duramente per l’installazione di campo 3 (7550 metri), ma le cattive condizioni atmosferiche li hanno costretti a scendere.

“Questa montagna non molla: neve, vento e freddo”, ha detto Juanito Oiarzabal, soddisfatto del lavoro fatto in quota. “Abbiamo fatto la traccia dai 7100 metri e lasciato l’equipaggiamento a campo 3 per quando attaccheremo la vetta. Nessuno ha ancora raggiunto questa quota”, aggiunge Alberto Zerain.

Durante questo mese i due alpinisti hanno lavorato duramente per acclimatarsi all’altezza e attrezzare la maggior parte del percorso verso l’alto. Ieri la discese a tutta velocità al campo base, dopo una forte nevicata che ha reso pericoloso trascorrere la notte a campo 2. “Il rischio valanghe è molto alto in quel punto. Abbiamo deciso di scendere al base per riposare e aspettare il bel tempo “, dice Zerain. “Siamo molto in forma, molto eccitati. Alberto è felice come se fosse la sua prima spedizione. Mi piace vederlo così eccitato”, ha detto Juanito Oiarzabal.

Le previsioni del tempo per i prossimi giorni non sono buone e la salita è ritardata  di una settimana per avere qualche probabilità di successo “Aspettare e avere pazienza”, ha detto Juanito Oiarzabal e dopo 26 8000 bisogna pure credergli. Intanto se ne sta al base a chiacchierare e bere tè, magari in compagnia del conterraneo Carlos Saria, altro fenomeno settantasettenne, che ha appena salito l’Annapurna e ora, dopo alcuni giorni di stanchezza al base del Dhaulagiri, si fa riprendere mentre si allena correndo.

E qualcuno prende per i fondelli dicendo che l’alpinismo himalayano è roba da vecchi 40/50enni. Qui ci sono dei 60/70enni che vanno ancora come treni.

Auguri e stategli dietro.

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