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L’Hillary Step c’è ancora

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L’Hillary Step a sinistra nella foto del 13 maggio, a destra nel 2013. Photo David Liaño Gonzalez

David Liano Gonzalez ha coronato il sogno di salire l’Everest, sulla cui vetta è arrivato il giorno 13, a veder le foto, in buona forma e felice. Ha poi postato alcune immagini ed azzardato delle ipotesi che la Gazzetta dello Sport ha definito “clamorose” e “storica sorpresa”.

Riguardano l’Hillary Step, che è sul percorso nepalese dell’Everest e non su quello tibetano come afferma la Gazzetta, ed è l’ultimo risalto roccioso tra la Cima Sud, collocata a 8750 metri, e la vetta del tetto del mondo. Un passaggio di una quindicina di metri tra uno sperone roccioso e una grande cornice di neve: l’ultima difficoltà tecnica, ma anche un grande imbuto dove gli alpinisti si affollano in attesa per ore. Il film Everest, uscito alcuni mesi fa nelle sale cinematografiche, ben racconta sia la sua difficoltà, sia il drammatico intasamento che questo famosissimo passaggio rappresenta e che, in caso di cattivo tempo, è talvolta concausa di perdite umane.

Ma dal campo base dell’Everest, verificando con il personale nepalese e gli sherpa, che hanno salito decine di volte l’Everest (alcuni erano in vetta con lo stesso Gonzalez), fanno sapere che l’affermazione sul crollo dell’Hillary Step a causa del terremoto è poco attendibile: dalle fotografie disponibili pare semplicemente che sia cambiata la conformazione a causa della presenza di molta più neve rispetto al solito, che ha riplasmato la forma della cresta e del pendio. A confermarcelo è anche Nima Gyalzen Sherpa, da 13 anni sugli 8000 e che il 13 maggio è arrivato in cima all’Everest per la settima volta, il quale ci ha raccontato: “non c’è nulla da preoccuparsi è tutto è a posto: non ci sono danni in cima e l’Hillary Step è ancora lì. Sono solo chiacchiere quelle che lo danno crollato”.

Per la verità, da quel che si vede e legge sul web, l’innevamento sta facilitando addirittura il percorso rispetto al passato.

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