• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Outdoor, Primo Piano, Rock

Un momento di felicità – Due vie nuove, estremamente lunghe sul pilastro dei sogni

Il seguente testo tratta di due recenti prime ascensioni di vie d’arrampicata sportiva sul noto pilastro dei sogni, dove nel ’84 venne chiodata una delle prime vie sportive delle Dolomiti, il “Traumpfeiler”. Le due nuove vie sono molto lunghe; superano 65 metri di roccia compatta e leggermente strapiombante. “Ananda” è stata salita da Alex Walpoth, “Momentum” da Martin Dejori. I gradi proposti sono 8b rispettivamente 7c+.

 

Testo di Alex Walpoth e Martin Dejori

Un momento di felicità – Due vie nuove, estremamente lunghe sul pilastro dei sogni

3
Alex Walpoth su Ananda. Photo Alex Walpoth e Martin Dejori

Il pilastro dei sogni (massiccio del Sella) ha formato la nostra concezione dell’arrampicata in modo quasi decisivo. Le placche alte ben 150 metri ci intimidivano all’inizio. Eravamo abituati agli strapiombi e alle gare, arrampicare era sinonimo di forza e resistenza. Solo negli anni successivi abbiamo scoperto la bellezza di quel posto e che l’arrampicata può essere anche leggera e elegante, che tecnica e stile qui hanno sopravvento sulla forza. La salita su quelle placche grigie può trasformarsi in una danza verticale, ma basta non vedere un appoggio e l’armonia dei movimenti è distrutta.

I gradi ci sembravano durissimi all’inizio ma ciò non ci impedì nell’esplorazione di questo vasto mare di placche. Presto abbiamo compreso che il pilastro aveva ancora segreti sulla sinistra, lì dove le placche finiscono con uno spigolo; dietro c’è una parete gialla, larga solo 15 metri, ma si estende verticalmente 65 metri verso il cielo. Solo la vecchia via „Sëch o nia“ affronta quella parete, ma neanche fino alla metà.

Siamo saliti cinque tiri della classica via “Traumschiff”, portando nello zaino trapano e spit, in alto abbiamo attraversato a sinistra e abbiamo raggiunto la delimitazione superiore di quella parete gialla e inesplorata. Dopo aver montato le due catene, le nuove vie avevano già una fine. Durante la calata e il fissaggio degli spit ci siamo accorti però che sarebbe stata una salita estremamente lunga.

Ora abbiamo finalmente potuto iniziare con i primi timidi tentativi, ma raramente siamo saliti oltre i primi trenta metri. L’arrampicata si presentò molto spettacolare, è caratterizzata da piccolissimi appigli e movimenti difficili che richiedono grande abilità nella postura dei piedi. Passò l’estate del 2012 come anche quello del 2013 e 2014, senza che abbiamo provato veramente a salire quei 65 metri. Investimmo tutto il nostro tempo nell’alpinismo e ci mancò il tempo per allenarci adeguatamente. L’anno scorso, 2015, ci regalò un autunno stupendo e ci siamo dedicati con grande entusiasmo ai progetti sul pilastro dei sogni. Martin si concentrò sulla via a sinistra, io sull’altra. La mia via si rivelò più difficile e ci misi molto tempo per studiare i movimenti. La prima parte la conoscevo perfettamente, a differenza della seconda: Ero salito solo pochissime volte fino alla catena, su in alto dove ti senti da solo con la roccia.

Martin Dejori su Momentum. Photo Alex Walpoth e Martin Dejori
Martin Dejori su Momentum. Photo Alex Walpoth e Martin Dejori

Che riuscii finalmente a salire la via, il giorno di Ognissanti, lo devo soprattutto agli amici, che mi hanno fatto sicura con tanta pazienza. La salita stessa è stata una battaglia fino alla fine, anche a causa della pressione che sentivo più fortemente con ogni metro superato. Mi è stato d’aiuto concentrarmi solo sui movimenti a seguire e non pensare alla via intera. “Ananda”, felicità, è quello che provai quando conclusi il viaggio  attraverso quella parete gialla, come le vicine placche grigie anche essa un sogno. Propongo il grado 8b.

Martin aveva provato la sua via da solo, una volta mentre gli facevo sicura sono rimasto impressionato da alcuni voli lunghissimi. Anche per lui la sfida consisteva nel memorizzare bene tutti i movimenti di quella scalata apparentemente infinita. Inoltre ci sono alcuni passaggi molto difficili da superare a grande distanza dall’ultimo spit. La salita di Martin divenne poi una danza verticale e per lui era un momento perfetto, da qui il nome “Momentum”, 7c+.

 

Related Post

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *