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Everest Day, nulla sarà come prima

KATHMANDU, Nepal –  Il governo del Nepal ricordando la giornata dedicata all’Everest, in occasione dell’anniversario della prima salita avvenuta a cura di Edmund Hillary e Tenzing Norgay Sherpa nel 1953, ha reso omaggio ai primi nove Sherpa che hanno raggiunto  la vetta del tetto del mondo in questa stagione.

Il primo ministro KP Sharma Oli ha  ringraziato oggi i membri del team della vetta, tra cui Gyalzen Sherpa, Gyalzen Dorjee Sherpa, Ang Pemba Sherpa, Nima Tshering Sherpa, Pasang Tenzing Sherpa, Mingma Sherpa, Mingma Chhiri Sherpa, Pasang Dorjee Sherpa e Lhakpa Tshering Sherpa, omaggiandoli con un premio in denaro di Rs 50.000  (500 €) ciascuno. Il primo ministro si è congratulato perché questi alpinisti professionisti esprimono il loro impegno a sostenere il settore turistico del paese, che è stato duramente colpito dai molteplici disastri negli ultimi due anni.

Secondo Ang Tshering Sherpa, presidente del Nepal Mountaineering Association, gli sherpa hanno eseguito con maestria il lavoro di fissaggio delle corde fisse, mettendo la loro vita in pericolo e la loro ottima prestazione si è riflessa nella salita dell’Everest da parte di 400 scalatori in questa stagione primaverile. Una giornata che ha un sapore liberatorio dopo due anni di terribili disavventure e tragedie.

Non è che  tutto sia andato liscio: direttamente o indirettamente sono 7 i morti riconducibili quest’anno alla salita dell’Everest. Ma forse, dopo le miglia di vittime del terremoto, questo “sacrificio” pare accettabile. Anche alcuni nostri lettori, pur non avendo la necessità di rimuovere tragedie apocalittiche, la pensano così. “Le spedizioni di successo di quest’anno hanno cancellato le tragedie del 2014 e 2015 ed hanno contribuito al recupero del turismo montano per riportarlo ai livelli precedenti”, ha detto Ang Tseng Sherpa, aggiungendo che è importante aver premiato il contributo dei nove sherpa impegnati nell’attrezzare le corde fisse dal Colle Sud (8000 m) fino alla vetta dell’Everest (8848 m),   l’11 maggio il primo gruppo ha raggiungiunto la cima . In questa occasione, anche gli alpinisti del Sagarmatha Pollution Control Comity sono stati ringraziati per il loro contributo nel rendere la stagione di arrampicata un successo.

La celebrazione Everest è stata un’occasione importante per la promozione del turismo di montagna del Nepal, dopo il devastante terremoto e il blocco economico, gli organizzatori della manifestazione hanno tutti condiviso questo messaggio.

Viva l’Everest, viva gli sherpa, viva i 400 in vetta. Che dobbiamo dire d’altro? Chi prenoterà per l’anno prossimo lo faccia con questa consapevolezza e con buon senso. Ma ormai il mondo pare aver accettato che l’Everest sia una montagna dedicata al turismo estremo e da quest’anno anche il K2 è entrato nel Circo Barnum dell’alpinismo. Un giorno avremo forse le corde fisse sul Pilone Centrale al Bianco, sulla Cassin al Badile e la Comici alla Grande di Lavaredo. E se qualcuno se ne lamenterà, qualcun altro ricorderà loro che se per l’Everest (Dea Madre, mica cotica) nessuno ha detto nulla, perché qualcuno dovrebbe dire qualcosa per il Monte Bianco e le Tre Cime?

Se però pensiamo che tutto questo lasci i valori fondanti ed etici dell’alpinismo che conosciamo e amiamo intatti, dobbiamo sapere d’essere degli illusi, degli sciocchi.

Dopo tutto questo e la definitiva profanazione del K2, nulla sarà come prima.

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