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Bambini in montagna, qualche consiglio

La montagna è un ambiente bellissimo per un bambino. Se partiamo da questo principio dobbiamo subito ricordare che l’organismo del bambino non è ancora completamente sviluppato: la sua regolazione termica, ad esempio, e capacità di adattarsi alla quota, anche se non altissima, sono modeste.

In montagna i bimbi necessitano di attenzioni supplementari quando fanno fatica, hanno fame e sete, sono esposti a sbalzi di temperatura. È pur vero che l’esperienza in generale della risposta dei bimbi all’alta quota è ridotta, per la verità ci sono grandi lacune anche riguardo agli adulti.

Annalisa Cogo, medico di grande esperienza sulle malattie polmonari e la permanenza in quota, divulgatrice e appassionata di montagna, ha scritto una guida dal titolo “medicina e salute”, edito da Hoepli ( 19,90€), che ben illustra il rapporto tra i bambini e la montagna.

“Ricordarsi che qualunque itinerario va deciso e pianificato sulla base delle capacità del bambino non solo di camminare e di fare esercizio, ma anche di non annoiarsi […] Percorsi molto lunghi vanno programmati in giornate con condizioni di tempo stabile: per un bambino piccolo può essere molto faticoso doversi affrettare e correre sotto la pioggia […]. Con bambini piccoli pianificare gite che possano essere interrotte per un rientro anticipato se il bambino è stanco. Se si decide di intraprendere un viaggio in luoghi remoti bisogna pianificare molto bene gli aspetti igienici e alimentari […]. Una gita in montagna, così come un trekking, possono essere l’occasione per insegnare loro i comportamenti corretti, ma possono anche esporli ad un maggiore rischio di tossinfezione alimentare”

Questi alcuni consigli di Annalisa Cogo che ci introduce anche un argomento del quale è specialista: l’alta quota. E in tempi nei quali le funivie un pezzo di percorso verso l’alta quota ce lo risparmiano, è interessante capire se i nostri bambini possono seguirci in luoghi dove la disponibilità di ossigeno è scarsa.

Sono pochi i lavori scientifici sui bimbi in quota, tuttavia: “la maggior parte degli autori riferiscono che l’incidenza del mal di montagna nei bimbi è simile a quella riportata negli adulti. Recentemente sono stati pubblicati i risultati di una ricerca svolta in Cile su un piccolo gruppo di bambini e sui loro genitori saliti rapidamente da Arica (livello del mare) a Purre (3500m). Il 92% dei bambini ha riportato sintomi di mal di montagna contro il 25% degli adulti. I bambini con i sintomi di mal di montagna avevano una maggiore riduzione della saturazione di ossigeno e una maggiore tachicardia. Secondo questi autori i bambini avrebbero una minore capacità di adattarsi rapidamente all’ipossia”.

Ma ci sono delle regole a cui attenersi?

“Fino a 2000 metri tutti i bambini sani possono andare e fermarsi anche a dormire” attenzione al dolore alle orecchie se si usano funivie. “Per quote superiori ai 2000m bisogna distinguere tra gite o escursioni di poche ore e gite che prevedono anche il pernottamento […]. I bambini fino a due anni non dovrebbero dormire a quote superiori ai 2000 m e fino a 10 anni non dovrebbero dormire al di sopra dei 3000/3200m.” Regole forse restrittive, ma sagge.

Pillole comunque di conoscenza e esperienza che è bene approfondire leggendo integralmente l’utile e ben scritto libro della dott.ssa Cogo e comunque consultando il proprio medico o magari qualche medico specialista di medicina di montagna.

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