• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Bike, Natura, Outdoor, Top News

Monti Sibillini in mountain bike, in stile “selvatico”

Testo e foto di Grazia Franzoni e Marco Berta

L’Ente Parco dei Monti Sibillini ha recentemente stimolato una accesa discussione a proposito dell’intenzione di chiudere alla frequentazione dei biker tutta la zona A del parco, con eccezione dei percorsi con carreggiata di ampiezza uguale o superiore a 2 metri. Molte voci si sono levate contro questa restrizione, tra cui quella della Commissione MTB del Club Alpino Italiano, che da sempre diffonde il messaggio di una possibile convivenza tra bikers, escursionisti ed altri frequentatori della montagna basata su una modalità controllata ed “educata” dell’utilizzo dei sentieri.

Nell’estate 2015, prima che il Parco pubblicasse le nuove norme di gestione che prevedono il divieto, peraltro oggi in fase di ridiscussione, abbiamo realizzato una breve traversata in mountain bike all’interno del parco, come nostro solito senza pianificare tappe presso strutture ma bivaccando all’aperto e decidendo l’itinerario “in progress”, in base alla tipologia di sentiero, alle condizioni meteo, alle nostre energie (come vi abbiamo raccontato anche in questo articolo). Il Parco propone un “Grande anello in bicicletta” di circa 170 km, che segue prevalentemente strade bianche e strade secondarie asfaltate, rimanendo per lo più nelle zone periferiche dell’area protetta. A noi piace pedalare anche su sentieri e poi comunque avevamo il desiderio di buttare un occhio nel “cuore” del parco, dove severe pareti calcaree creano ambienti molto suggestivi ed alpestri. In quattro giorni abbiamo chiuso un anello decisamente vario per paesaggi, spunti storico artistici e tipologia di percorso, ma ognuno potrà organizzare percorsi diversi sulla base delle ricche informazioni reperibili in rete.

Il nostro anello:
Siamo partiti da Visso, borgo medioevale e rinascimentale di grande armonia e bellezza a 600 metri di quota, ai confini occidentali del parco, in provincia di Macerata. Per evitare di iniziare il giro su fondo asfaltato, con un po’ di azzardo abbiamo seguito il Grande Anello dei Sibillini, progettato per utilizzo escursionistico, ben segnalato con bandierine bianco/rosse e con la lettera G. I primi passi abbiamo dovuto farli a piedi, con la bici a fianco, lungo la ripida scalinata che da una delle porte della città sale alle torri sovrastanti. Finiti i gradini, il sentiero permette di fare qualche tratto in sella alternato a tratti a spinta. Per fortuna, una volta superato il dislivello iniziale il percorso diventa più ciclabile e presenta una bella dicesa su traccia erbosa attraverso aree a pascolo, fino al Santuario di Macereto. Da qui ci siamo collegati alla strada bianca che sale da Ussita, una carrozzabile con traffico molto limitato quindi piacevole, che con un lungo traverso guadagna lentamente quota fino alla forcella del Fargno e all’accogliente rifugio omonimo (1811 m). La posizione è decisamente panoramica, a ridosso del Pizzo Tre Vescovi con ampie visuali verso il monte Bove a sud e sulla valle del Fargno a nord, una delle zone più alpestri del parco. Sempre su strada bianca, una lunghissima discesa porta lungo la valle del Fargno fino a Pintura di Bolognola, una piccola stazione sciistica al confine est del parco. Un breve di tratto di asfalto per entrare nel borgo di Garulla rappresenta l’unico contatto col “bitume” della giornata! Qui si trova uno dei rifugi creati dal Parco lungo il Grande Anello dei Sibillini, ma noi abbiamo preferito cercarci una sistemazione più selvatica… che si è materializzata pochi chilometri dopo, presso la suggestiva abbazia di San Salvatore, immersa nel bosco, circondata da qualche piccola radura, con un pezzetto di orto coltivato. Un tavolo da pic nic si è rivelato utile come comodo piano di appoggio e supporto per il telo che abbiamo portato con funzione antipioggia.

Da qui abbiamo seguito il percorso G.A.S. lungo sentieri scavati nel terreno marnoso e arenaceo, che forma piccoli calanchi, fino a Piedivalle, da cui ci viene consigliato di evitare il percorso escursionistico, poco ciclabile. Il bellissimo borgo di Montefortino, a quota 638 m, esattamente sul confine orientale del parco, merita una deviazione; da qui una strada secondaria asfaltata porta a Rubbiano e Isola san Biagio, tra campi sfalciati e antichi casolari. Di nuovo lungo il percorso G.A.S., su un sentiero ciclabile abbiamo raggiunto il fondovalle Aso in corrispondenza della frazione Tofe, dove si incontra la strada asfaltata che si inoltra nel cuore del parco fino alla frazione Foce. Costeggiando il torrente, che in alcuni tratti forma gole incassate, si prende gradualmente quota arrivando ai 975 m di Foce. Il piccolo borgo offre un centro informazioni del parco, un albergo-ristorante e un’area campeggio. La tappa attraverso l’area centrale del Parco si rivela assai poco ciclabile: per svalicare sul versante di Castelluccio di Norcia bisogna prevedere un lungo tratto con bici a spinta, addirittura a spalla lungo la ripida gola chiamata “le svolte”. Abbiamo percorso la parte inferiore della valle del Lago di Pilato, molto frequentata da escursionisti, per poi salire alla Forca Viola, a 1936 metri, in un paesaggio carsico davvero affascinante. Dal colle il Pian Grande di Castelluccio di Norcia si è presentato ai nostri piedi, con mille sfumature di giallo, marrone, toni di verde ormai spento, qualche chiazza degli ultimi fiori, le pregiate lenticchie in fase di raccolta.

Nel borgo di Castelluccio abbiamo potuto fare una piccola spesa di prodotti locali per la cena, prima di preparare il bivacco nella faggeta poco lontano dal paese: cous cous di farro, pane, pecorino. Il giorno successivo abbiamo seguito la strada sterrata che porta ad uno dei numerosi decolli per parapendii, in direzione sud ovest, che dopo qualche chilometro si trasforma in un bellissimo sentierino segnalato G.A:S.. Iniza qui una “cavalcata” di oltre undici chilometri su single track, sui confini occidentali del Parco, tra ampi dossi prativi al bordo di bei boschi di faggi, in compagnia di qualche gregge di pecore, fino al bellissimo borgo di Campi Vecchio. Tratti di sentieri fra i campi, tratti asfaltati e strade bianche conducono all’ultimo valico, poco sotto il Monte Macchialunga a circa 1170 m; da qui inizia una lunghissima discesa sulla sterrata della valle di Visso, a fianco del torrente, che porta all’ingresso sud della cittadina dove si chiude il giro.

Related Post

Articolo precedenteArticolo successivo

2 Comments

  1. Non appena si divulga, arrivano le masse e poi ci si lamenta dei divieti e delle limitazioni.Se invece rimanesse entro una cerchia segreta di carbonari, forse si potrebbe continuare.
    Altro esempio il sentiero del “Cristo Pensante” al passo Rolle che anni fa era praticato, ma da un numero sopportabile di escursionisti.Ora con decine di migliaia concentrate in periodo esptivo..problemi di cotica erbosa calpestata e , verosimilmente, feci sparse qua e la’.

  2. In realtà ci sono già molte informazioni relative a percorsi vari mtb nel parco, anche prodotte ufficialmente dall’Ente Parco. Noi abbiamo realizzato un itinerario estemporaneo, cucendo tratti vari di percorsi indicati sia per ciclisti sia per escursionisti, correndo anche il rischio di dover camminare con bici al fianco o in spalla… per nostra scelta. A nostro parere la zona è decisamente interessante per il cicloturismo, sia in mountain bike sia in bici da strada

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *