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Alpinismo, Alta quota, Primo Piano

Nanga Parbat, spedizioni a pieno regime

Sul Nanga Parbat il trio composto da Ferran Latorre, Yannick Graziani e Hèlias MIlleriouz è impegnato ad acclimatarsi. Al momento dopo aver passato diverse notti sopra il 5200/5500 metri, i tre alpinisti hanno raggiunto i 7050 metri per poi tornare al campo base con gli sci attraversando il ghiacciaio Diama. Le condizioni della montagna paiono essere fantastiche a detta di Latorre.

Ricordiamo che il team franco/catalano proverà a salire la via tentata da Messner-Eisendle-Tomaseth nel 2000.

Dal lato Kinshofer troviamo invece il duo spagnolo composto da Pepe Saldaña e Fernando Fernández Vivancos e la squadra di Ivan Tomov, sopravvissuto al massacro terroristico al campo base del Nanga Parbat, e Boyan Petrov, particolarmente attivo in questa stagione venendo dalle vette primaverili dell’Annapurna e del Makalu. Proprio Petrov comunica che i progressi relativi al fissaggio della via, da parte dei vari team presenti al campo base, sta andando a rilento a causa della mancanza di corde: sono stati raggiunti solo i 5600 mt. I due, già acclimatatasi sul Ganalo Peak, hanno passato una notte a campo 1.

Ci si attende l’arrivo al campo base anche della spedizione del sud coreano Migon Kim, che dopo aver salito l’Annapurna questa primavera, punta con il Nanga Parbat a completare la collezione degli 8000. Con lui altri due alpinisti cinesi. La squadra, in ritardo sulla tabella di marcia, era stata bloccata ad Islamabad a causa di problemi con i permessi.

Un’altra spedizione, composta da quattro sud coreani e da molti sherpa, è invece già arrivata ai piedi del Nanga Parbat. Pare, a quanto raccontano Petrov e Tomov, che i coreani non parlino inglese e ci sia qualche problema di comunicazione, sebbene alla richiesta di utilizzare le loro corde per attrezzare la via si siano fatti capire abbastanza bene.

Le condizioni della montagna anche sulla Kinshofer sono buone.

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