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Le chiavi genetiche dell’Himalaya

Uno dei crani ritrovati. Photo courtesy of ADN/C. Warinner
Uno dei crani ritrovati. Photo courtesy of ADN/C. Warinner

La regione himalayana è stata una delle ultime ad essere abitata dall’uomo: i primi insediamenti risalgono a “solo” 3150 anni fa. Per lungo tempo, le modalità di adattamento sono state un punto interrogativo per gli studiosi; come fosse stata possibile la sopravvivenza a 4000/5000 m di altitudine, in condizioni ambientali e climatiche proibitive, era davvero una bella domanda.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings for the National Academy of Sciences) sembrerebbe aver risolto il mistero. Oggetto di osservazione sono stati otto cadaveri ritrovati nell’Annapurna Conservation Area, in Nepal, databili in un periodo compreso tra i 3150 e i 1250 anni fa e appartenenti a tre diverse culture, come gli esperti hanno dedotto dal tipo di sepoltura. Queste differenze sono dovute ai numerosi movimenti migratori che hanno attraversato l’Himalaya nel corso dei secoli.

Le analisi dei DNA delle spoglie rinvenute e quello degli attuali nepalesi, tibetani e sherpa, tuttavia, hanno evidenziato una forte corrispondenza genetica tra i campioni che, quindi, sono pressoché uguali. Ciò significa che non c’è mai stata una completa sostituzione in termini genetici, come, invece, è avvenuto in altre aree del mondo; una stessa popolazione (per “stessa” si intende dal punto di vista scientifico) ha assimilato alcuni aspetti culturali dei popoli confinanti, senza mai mescolarsi ad essi.

La ricerca (frutto della collaborazione tra le università di Chicago, dell’Oklahoma, della California, di Uppsala e di Zurigo) ha permesso di ricostruire il percorso dei primi uomini che raggiunsero l’Himalaya. Gli antenati provenivano da est, forse dall’altopiano tibetano, e il loro codice genetico presentava due mutazioni, quelle dei geni EPAS1 e EGLN1, che avrebbero consentito loro di vivere in alta quota, con un minore impiego di ossigeno. Inoltre, dal momento che queste mutazioni appaiono nel DNA dei tibetani e degli sherpa, è possibile che anch’essi discendano dalla stessa popolazione.

Quest’ultima popolazione dovrebbe le due mutazioni all’incrocio tra Homo sapiens e Homo di Denisova, una specie arcaica dell’Asia. Non si può ancora datare lo scambio genetico, né determinare se fosse utile per i denisoviani, ma si può di certo intuire che esso abbia apportato grandi vantaggi ai discendenti dell’incrocio, aprendo loro le porte della Dimora delle Nevi.

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