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Ambiente, Primo Piano

Gran Sasso, scampato pericolo per il camoscio più bello del mondo

Camoscio-Appenninico_ARCH_PNM1Buone notizie dal mondo animale: il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) sembra aver superato la crisi che, agli inizi del secolo scorso, lo dava per estinto, con soli 30 esemplari rimanenti.

Oggi, invece, la popolazione è arrivata a quota 2700, grazie al progetto “2000-2000-2000” lanciato venticinque anni fa, che prevedeva la reintroduzione di 2000 camosci a 2000 metri di altitudine entro gli anni Duemila. Numeri incoraggianti per quello che gli zoologi definiscono “il camoscio più bello del mondo”, tanto da essere considerato l’ambasciatore dell’Appennino centrale che può dare una spinta all’eco-turismo della zona.

L’obiettivo è stato raggiunto anche grazie alla tecnologia, con l’impiego di box-trap e up-net, speciali trappole e reti che hanno agevolato la dislocazione e l’adattamento degli animali nei cinque parchi aderenti al progetto (Majella, monti Sibillini, Gran Sasso, parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, Sirente Velino). Da considerare, inoltre, l’efficiente politica ambientale che vieta la caccia al camoscio appenninico – specie endemica della spina dorsale d’Italia – e ha istituito il Camoscio Day il 29 luglio 1991.

In questi giorni si terrà l’ultima tappa della “Carovana del Camoscio Appenninico”, campagna itinerante di Legambiente, in occasione della quale sarà firmata la Carta di Farindola per la tutela del camoscio, nel Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, che ospita una colonia di 1100 capi. I laboratori didattici per i bambini, le degustazioni di prodotti tipici e le escursioni renderanno l’incontro un’esperienza divertente e istruttiva.

Bisogna ricordare che il camoscio appenninico non è una sottospecie di quello alpino, per via delle sue corna, lunghe circa 30 cm, a differenza di quelle del suo cugino del nord, che arrivano a 20 cm.

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