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Alpinismo in Karakorum secondo l’Alpine Club of Pakistan

Il Colonnello Manzoor è un signore gentile che ha fatto parte di quella classe militare pakistana che si è formata nei rapporti internazionali e da quando, ormai parecchi anni, è Presidente del Alpine Club of Pakistan (ACP) è anche la persona che con buon senso ha sempre cercato trovare l’equilibrio nella complessità del Pakistan dove le montagne si affacciano quasi tutte su confini molto delicati. Essere stato un ufficiale dell’Esercito certamente lo facilita nei rapporti, indispensabili, con coloro che maggiormente controllano le regioni montane del Karakorum pakistano. È anche un buon conoscitore, personale, delle montagne di casa sua, ma anche delle organizzazioni commerciali che operano su quelle montagne, oltre che della maggior parte degli alpinisti pakistani.

Manzoor mantiene anche buone relazioni internazionali consolidate in questi anni di presidenza del ACP e di rappresentanza negli organismi che internazionalmente si occupano di alpinismo.

In questi giorni ha rilasciato un’intervista al sito internazionale Explorerweb dove cerca di chiarire le molte incongruenze o le informazioni contraddittorie che sono state diffuse in questa stagione alpinistica in Karakorum.

Il primo dei temi principali sui quali Manzoor ha fornito il suo parere ha riguardato il “bando” di alcuni alpinisti e il ritiro del visto di ingresso al loro arrivo in Pakistan. L’opinione di Manzoor, che sottolinea come l’ACP non è un organismo del Governo, è che non sono stati ritirati i permessi di arrampicata, ma che ogni Paese ha il diritto consentire o meno l’ingresso sul proprio territorio a cittadini stranieri.

Sulla questione che riguarda un eccessivo numero di sherpa che lavorano sulle montagne del Pakistan, Manzoor è stato chiaro avvertendo che l’amicizia tra alpinisti e istituzione alpinistiche pakistane e nepalesi è forte, ma per ogni sherpa impiegato in alta quota le spedizioni dovranno assumere 2,25 portatori d’alta quota pakistani. Il resto del business poi deve essere gestito assolutamente dalle agenzie locali, anche se in stretta collaborazioni con le agenzie internazionali.

Sulla sicurezza non c’è dubbio che il presidente dell’ACP ha le idee chiare: dopo l’assalto e le uccisioni al Nanga Parbat del 2013 la polizia ha rinforzato tutte le misure di sicurezza sulle strade e non solo e non solo il Governo federale si è allertato, ma anche il Governo della Provincia del Gigit-Baltistan ha attivato tutte le misure di controllo utili a garantire l’incolumità dei turisti e alpinisti.

Il Col. Manzoor è certamente persona perbene con una buona esperienza e conosce le sue montagne e il suo Paese. Sono certo sappia che la situazione di quest’estate non è stata particolarmente positiva e spero sappia che le agenzie internazionali non collaborano pariteticamente con quelle locali, ma alle locali, nella stragrande maggioranza dei casi, subappaltano solo alcune funzioni logistiche e che sono le agenzie internazionali che sul campo decidono il da farsi.

Va anche ricordato che con le spedizioni ci sono poi anche gli Ufficiali di Collegamento, Manzoor lo è stato in passato ed in modo impeccabile, che forse dovrebbero essere meglio formati alla specificità del loro ruolo. La sicurezza in senso lato è un loro specifico compito, ma anche la tutela dell’ambiente, così come la garanzia per tutto il personale che lavora per le spedizioni alpinistiche che sia adeguatamente trattato.

Ma non si può certo imputare a Manzoor il fatto che gli alpinisti oggi si affidano quasi totalmente alle agenzie commerciali di alpinismo, siano esse in Europa, in Nepal o negli Stati Uniti. Fino ad oggi la massificazione e commercializzazione alpinistica non ha portato un granché bene, ma la speranza che qualche alpinista riprenda ad organizzarsi le proprie spedizioni rimane.

 

(fonte Explorerweb – Pythom)

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