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Ambiente, Primo Piano

Highlands, scomparse otto aquile reali

Photo courtesy of Conny Lindström
Photo courtesy of Conny Lindström

C’è aria di polemica tra gli ambientalisti e i guardiacaccia scozzesi, in seguito alla misteriosa scomparsa di alcune aquile reali, nell’area delle Monadhliath (Highlands).

Nel corso degli ultimi cinque anni, ben otto esemplari si sono volatilizzati senza lasciare alcuna traccia, nonostante fossero monitorati via satellite.

Ian Thomson, della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), sostiene che, data l’affidabilità dei trasmettitori, è quasi impossibile che un numero di volatili così alto sparisca in un brevissimo lasso di tempo senza lo zampino dell’uomo, e punta il dito contro l’imminente apertura della stagione di caccia al gallo cedrone il 12 agosto, il “Glorious 12th”.

L’aquila reale, essendo un uccello rapace, si ciba di piccoli mammiferi e galliformi, tra cui  il gallo cedrone. Sembrerebbe quasi che l’industria della caccia voglia liberarsi della concorrenza; questo, perlomeno, è quanto sottintendono gli ambientalisti.

Ma c’è chi non ci sta, come Tim Baynes, direttore dello Scottish Moorland Group e rappresentante degli interessi degli amministratori locali, che ha espresso qualche sospetto riguardo alle indagini dell’RSPB; non c’è prova evidente, infatti, di un coinvolgimento umano nella sparizione degli animali, le cui ricetrasmittenti potrebbero essersi benissimo disattivate per motivi sconosciuti.

Certo è che la popolazione di aquila reale, in Caledonia, si attesta sulle 440 coppie: ciò significa che non arriva nemmeno a 900 esemplari. E, se si tiene conto che per ogni coppia solo uno dei due pulcini sopravvive, il numero è destinato a calare inesorabilmente.

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