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Sondaggio: l’alpinismo d’Alta Quota e sugli 8000 è fermo agli anni ’80/’90?

Aleš Cesen e Luka Lindič dopo aver salito il 12 luglio il Broad Peak, 8047 m, in stile alpino, si erano spostati sul “mitico” GIV per tentare prima la Shining Wall, salita da Kurtyka e Schauer fino alla vetta nord, per poi salire lungo la cresta nord-ovest, sulla via aperta nel 1986 da Greg Child, Tom Hargis e Tim Macartney, fino alla cima nord della Montagna di Luce, il Gasherbrum IV. La vetta principale del GIV è stata invece toccata solo quattro volte, la prima a opera di Walter Bonatti e Carlo Mauri seguendo la cresta nord-est nel 1958.

Fatto l’inquadramento di luoghi, tempi e del valore elevato della cordata e dell’impresa complessiva, portata a termine dai due giovani sloveni, c’è da rimanere perplessi, ma non troppo, dal loro post su Instagram e quasi in contemporanea dal commento di un nostro lettore sul nostro sito.

Aleš Cesen e Luka Lindič dopo esser scesi dal GIV scrivono: “La nostra ascesa alla vetta Nord rappresenta chiaramente un tentativo fallito di salire fino sulla cima Sud, la più alta. Dopo quello che è successo durante la discesa (hanno avuto qualche difficoltà a causa dell’abbondante innevamento. Ndr), siamo contenti di esserci fermati lì. Gli anni ‘80 e ‘90 rappresentano ancora il futuro dell’alpinismo. Tanto di cappello a tutti quei ragazzi. Ritorno al futuro”.

Apprezzabilissima la limpida affermazione sulla vetta: le regole sono regole e se parti con un obbiettivo e non lo raggiungi, puoi aver fatto un’impresa formidabile, ma l’obbiettivo è fallito. Un no forte all’ipocrisia e all’edulcorazione alla quale ci hanno abituato le cronache alpinistiche recenti e non. Bravi. Pare di poter cogliere nel pensiero lucido di questi due giovani alpinisti, che hanno vinto nel 2015 un Piolet d’Or per l’ascensione della parete nord del Hagshu, un 6000 in India, la vera natura della sfida alpinistica, dell’essenza del salire una montagna applicando uno stile trad puro e duro all’alpinismo, comprese le regole consolidate dalla pratica e dalla tradizione.

Mario, il nostro lettore, ha invece commentato della salita dei due sloveni il 1 di agosto scrivendo: “Bella impresa, ma sorge spontanea una riflessione. Analizzando le spedizioni di punta di questa stagione abbiamo i due sloveni di cui sopra tentare la ripetizione di una via aperta negli anni ’80 da Kurtyka e Schauer, i baschi e i polacchi tentare di ripetere la traversata di Messner e Kammerlander fatta anch’essa negli anni ’80. Ora la considerazione da fare è: erano gli alpinisti degli anni ’80 avanti nel tempo (cosa possibile visti i mostri sacri di quel periodo) o l’alpinismo di punta attuale è involuto se si limita a proporre la ripetizione di cose già fatte 30 anni prima? Oppure era stato già raggiunto il limite massimo del fattibile negli anni 80 e 90 e oltre non si può andare? Secondo me, ma sicuramente sbaglierò, mancano personalità di rilievo capaci di creatività e concretezza realizzativa. Se fossero in attività, al giorno d’oggi, personaggi come Messner, Kukuzcka, Kurtyka, sarebbe interessante sapere se sarebbero capaci di portare evoluzione nell’alpinismo o ripeterebbero solo quanto già fatto.”

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere votando al sondaggio qui sotto.

 

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    1 Comment

    1. Questo sondaggio è stato anche citato da quotidiano La Stampa di Domenica 14/08 in un articolo a firma di Enrico Martinet.

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