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Incidenti in montagna e soccorso

Enrico Martinet dalle pagine de La Stampa Montagna rilancia il tema degli incidenti in montagna intervistando la brava Nives Meroi, hymalaista con 13 ottomila, rigorosamente senza ossigeno, ma anche Adriano Favre, guida alpina e presidente del soccorso in Valle d’Aosta. Tutti concordi sulla diagnosi: mancanza di percezione dei rischi e di conoscenza tecnica.

Insomma non si conosce l’abc della montagna, né tantomeno le tecniche per affrontarla con un minimo di sicurezza. Per l’auto-soccorso poi la situazione è anche peggio.

Ma la cronaca ci aiuta a capire, certo considerando che si tratta di casi estremi: ieri a Tarvisio, terra di Nives, due escursionisti ventenni che stavano effettuando la Traversata Carnica hanno prima chiamato il soccorso per essere rimasti bloccati su uno sperone roccioso nei pressi di Sella Bartolo, poi, prelevati dal Soccorso e rimessi su un sentiero forestale, dopo due ore hanno rilanciato l’allarme perché uno dei due era sfinito dopo mille metri di salita e non ce la faceva più (?). Di nuovo Soccorso e accompagnamento, questa volta in albergo.

Ci sarebbe da ridere se non si considerasse il tempo e la fatica degli uomini del soccorso impegnati a portare in sicurezza la superficialità colpevole fatta persona.

Nei giorni scorsi abbiamo fatto un sondaggio sui costi e sui rimborsi che le regioni chiedono ai soccorsi in montagna. Alle diverse e fantasiose norme che i legislatori regionali hanno adottato, i nostri lettori hanno preferito di gran lunga l’applicazione di una tariffa unica calmierata nazionale. Per esempio ai due gitanti sconsiderati della Carnia  una tariffa di 200 euro a testa per soccorso toglierebbe (speriamolo) la voglia di ficcarsi inopportunamente nei guai. E comunque risarcirebbe almeno in parte lo sforzo dei soccorritori

La seconda categoria di incidentati è quella, per così dire, meteorologica. Ne fanno parte coloro che, nonostante le previsioni meteo siano sempre più precise e dedicate, non rinunciano e contro ogni buon senso ci provano lo stesso a salire il Cervino con l’equipaggiamento previsto per tre giornate di sole certo, quindi leggero. E purtroppo sul Cervino, sul Bianco o sul Rosa rimangono vittime di assideramento. Si capita anche in piena estate, basterebbe leggere le pagine epiche della tragedia del Pilone Centrale del 1961, scritte da Walter Bonatti.

Ma poi quest’estate si caratterizza anche per gli incidenti in quota accaduti a Guide Alpine con clienti: una triste realtà e spesso una fatalità che dovrebbe far comprendere ancor meglio che anche per persone molto preparate professionalmente la montagna può riservare tragiche sorprese.

Prima lo svizzero Norbert Joos, sul Bernina, poi Daniel Rossetto sul Mont Blanc de Tacul e in queste ore ancora una guida tedesca sul Mont Maudit.

La storia e la letteratura delle Alpi sono purtroppo ricche di episodi che vedono le Guide Alpine tragiche vittime del loro lavoro.

La guida più brava è quella che invecchia, dice l’adagio da sempre ripetuto tra i professionisti delle montagne. Certamente l’uso delle guide e il loro impiego da parte di alpinisti/clienti è aumentato in questi anni e questo è certamente positivo, ma alla legge di gravità non c’è rimedio, se non l’aumento delle buone precauzioni.

È un’estate che certamente in tema di incidenti e soccorso farà riflettere tutti.

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3 Comments

  1. Diciamo la verità:
    il Soccorso Alpino è un bel business: divise, mezzi fuoristrada, camper, attrezzatura,elicotteri. Tutto a carico dei contribuenti.
    I soccorritori quasi sempre sono alpinisti in fase calante o con la a minuscola, l’ambiente è un po da “Isola dei famosi”.
    Queste cose, Agostino da Polenza e Nives Meroi le sanno, ma tacciono. Nel Lecchese chi ha voluto mettere i puntini sulle i è stato allontanato.
    Statevene tutti a casa. E lasciate gli alpinisti imprudenti al loro destino, non è cattiveria ma solo” SELEZIONE NATURALE”.
    I soldi risparmiati potrebbero essere spesi per una maggiore cura dell’ambiente e delle montagne.
    I soccorritori che se ne facciano una ragione, e mettano la divisa in naftalina.
    Claudio- ex soccorritore

    1. Vecchia questione e polemica.Vale per il soccorso alpino come per cento altre organizzazioni, anche importantissime di volontariato. Ma soccorrere chi è in difficoltà fa parte delle leggi morali che abbiamo sviluppo in millenni di storia evolutiva. Aiutiamo e soccoriamo parenti, conoscenti e amici, quelli della nostra comunitá e in generale della razza umana e non solo , i cani e gli animali sono in cima alle nostre ambizioni soccorritive, le piante, la natura…persino chi ci è nemico. Perchè non dovremmo soccorrere chi ha bisogno su una montagna? Perchè è stupido e imprudente? Un certo “Francesco” molto di moda di questi tempi, direbbe che questa è una ragione in più. Far pagare il costo può servire a incentivare l’uso di maggiore prudenza, o intelligenza. Ma qui ci si infila di nuovo nella polemica organizzativa, dei costi e del lavoro, dei professionisti e dei volontari.
      Di certo però un soccorso efficente aiuta la fruizione della montagna, è sentito come servizio importante e dunque , se c’è fa bene al business turistico montano.

    2. Claudio, faccio una domanda per capire meglio:
      il soccorso alpino dovrebbe essere chiuso/dismesso perchè costa troppo rispetto alla qualità di chi lo gestisce?

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