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Boom soccorsi in montagna, il superlavoro del CNSAS

Photo courtesy of CNSAS
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Agosto, di norma, è il mese delle ferie, ma per gli operatori del Soccorso Alpino è, invece, un periodo di fuoco, solleone permettendo: sono più di 630 gli interventi effettuati fino ad oggi, in tutta Italia. Un dato dovuto, con tutta probabilità, alla crescita nel turismo montano, sia nazionale che estero, considerato che sono proprio i turisti a chiamare aiuto più spesso, rispetto agli alpinisti.

Seppure gli italiani costituiscano la percentuale maggiore delle persone che si trovano in una situazione di pericolo in alta quota (ben il 77,4%), non siamo i soli a cacciarci nei guai: dopo di noi, i tedeschi (6,9%), i cugini d’oltralpe (2,3%), persino gli svizzeri, ma anche qualche turista nigeriano e addirittura un nepalese. Alla faccia dei pregiudizi.

Il motivo principale di allerta, riferisce il CNSAS, sono gli incidenti (49,5%) e le cadute (28%), seguiti da malori (12,9%) e perdita dell’orientamento (8,9%). Da maggio in poi gli elicotteri sanitari del 118 si sono alzati in volo più di 650 volte, arrivando a picchi di otto interventi giornalieri nel periodo estivo. Non si salvano, poi, i mountain-bikers, che sono il 7,3% dei casi (+3,3% rispetto a due anni fa). Per un totale di 3mila ore a soccorritore.

C’è davvero una montagna di numeri su cui riflettere, soprattutto se si pensa ai diversi morti degli ultimi giorni, alle polemiche sul pagamento delle prestazioni mediche e sulle imprudenze dei meno esperti.

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