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Dalle Alpi all’Himalaya: Ueli Steck non conosce l’aggettivo “impossibile”

Testo di Denis Falconieri di Roadtocervino

AOSTA — Impossibile è un aggettivo che Ueli Steck non conosce. Oltre ai record sulle Alpi, l’alpinista svizzero (leggi qui la prima parte dell’intervista) ha fatto segnare anche parecchi primati sulle montagne dell’Himalaya. Il suo fisico sopporta bene la quota: è lui stesso che racconta di poter mangiare e dormire senza problemi anche a 8.000 metri.

Nel 2001, Steck apre una nuova via sul Pumori, 7.161 metri, e negli anni successivi scala in solitaria il Cholatse, 6.440 metri, e il Taboche, 6.542, e sale altri sei ottomila, tra i quali l’Everest. I due Piolet d’Or gli arrivano grazie ad altrettante imprese proprio su quelle montagne: nel 2008, l’apertura della via “Scacco matto” sulla parete nord del Tengkangpoche, 6.487 metri, con Simon Anthamatten, e nel 2013 l’ascesa in solitaria della parete sud dell’Annapurna, 8.091 metri.

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Da sinistra, la guida alpina Roberto Del Col, Erik Vial, Ueli Steck e il nostro inviato Denis Falconieri

Quando ti hanno assegnato il Piolet d’Or per la sud dell’Annapurna, hai dichiarato che non avresti più fatto cose di questo genere perché troppo rischiose. Da allora sono passati due anni, hai cambiato idea?
La preparazione che avevo nel 2013, quando ho affrontato quella parete in solitaria, non era adeguata e sono andato oltre i miei limiti, rischiando più di quanto avrei dovuto. Sono riuscito a portarla a termine anche grazie alla fortuna: le condizioni meteo e della neve erano eccezionali e tutto è andato per il verso giusto. Da allora è passato un po’ di tempo, ho maturato più esperienza e la mia preparazione è sicuramente migliore.

Restando a quota 8.000 metri, l’invernale del K2 è ancora oggi un grande interrogativo per il mondo alpinistico. Secondo te è fattibile? Hai mai pensato di provarci?
Sicuramente è un’ascesa possibile, ma non è una cosa per me e per le mie caratteristiche: il freddo e il vento raggiungono livelli impensabili e il tempo è troppo instabile. No, non fa per me. Lascio queste cose ad alpinisti come Simone Moro.

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Steck durante un recente evento a Courmayeur

Cosa ti spinge ad andare avanti?
La curiosità di scoprire cose che nessuno ha mai fatto prima e la sensazione indescrivibile che provi quando arrivi in cima dopo l’incertezza che hai vissuto lungo tutto il tragitto. Un altro aspetto che mi piace tantissimo è alzarmi il mattino presto e credere che ce la farò. Devo essere onesto, la notte prima di un’impresa non dormo bene e secondo me questo è un buon segno! Se dovessi smettere di non dormire significherebbe che sono troppo sicuro di me stesso e verrebbero meno quell’adrenalina e quella voglia di riuscire che ti danno la motivazione e la forza per farcela.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro?
Di sogni ne ho tanti, cambiano ogni notte. Credo che il mio sogno più grande sia continuare ad arrampicare e a fare le cose che desidero e che mi piacciono. Per il futuro mi auguro di restare in montagna, è la mia vita. Ho un sacco di idee in testa, spero di riuscire ad andare avanti per arrivare più lontano possibile.

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