• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Alpinismo, Editoriali, Primo Piano

Spedizioni commerciali, rispondendo ad Hervé Barmasse

Caro Hervé, quanto hai scritto su La Stampa riguardo le spedizioni commerciali è largamente condivisibile. Eppure ci sono un paio di questioni che vanno meglio chiarite.

La prima riguarda il fatto che le spedizioni commerciali sono state utilizzate e tuttora vengono frequentate anche da molti alpinisti di alto livello e questo al solo scopo di poter accedere ad un permesso e ad alcuni servizi al minor costo possibile.

Purtroppo questa commistione tra amatori e professionisti crea una confusione di ruoli, livelli e decisioni particolarmente pericolosa per gli amatori che emulano e spesso tentano di seguire i programmi degli altri mettendosi in situazioni di grave pericolo.

Come scrivi, il livello degli amatori è spesso molto basso, sia sul piano tecnico sia, ovviamente, dal punto di vista della consapevolezza dei luoghi e dei rischi da affrontare.

La seconda questione riguarda l’uso dell’ossigeno. Benefico elemento che certamente aiuta e dà sicurezza. Tre litri al minuto consentono all’alpinista di procedere a 8000 metri come se fosse a 6500 metri. Il rovescio della medaglia è rappresentato dall’eventualità che a causa di un uso improprio o del protrarsi delle ore di ascensione e discesa, a causa di affollamento o del cattivo tempo, l’ossigeno finisca e subentri il panico, lo sfinimento totale, le allucinazioni. La stagione all’Everest appena trascorsa ne è stata un chiaro e drammatico esempio.

Far credere ai propri “clienti”, questa è la definizione che le guide alpine hanno sempre utilizzato per i loro accampanati paganti, che si possa garantire con l’ossigeno la salita e la sicurezza, hai ragione, è improprio e a volte diventa un tragico imbroglio.

Purtroppo, e questa è la denuncia di alcuni titolari di agenzia per spedizioni commerciali, l’entrata sul mercato, peraltro giusta, di agenzie locali ha comportato un abbassamento dei prezzi per i clienti, ma come accade talvolta in questi casi, anche una drammatica diminuzione dei servizi e dell’assistenza professionale, quindi della sicurezza che viene affidata in gran parte all’uso dell’ossigeno e delle corde fisse.

I livelli di rischio che l’alpinismo ad altissima quota comporta sono molto elevati e come scrivi giustamente, caro Hervé, garantire la sicurezza del “cliente” è allo stato attuale molto difficile e complesso.

 

(Photo courtesy Hervé Barmasse Facebook Page)

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *