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Alpinismo, Primo Piano

L’ossessione di Nobukazu Kuriki: per la sesta volta all’Everest

Nobukazu Kuriki è per la sesta volta in Nepal diretto verso l’Everest.

L’alpinista giapponese non vuole rinunciare al sogno di scalare il Tetto del Mondo e per quest’ultimo tentativo ha deciso di raggiungere la vetta in solitaria, senza ossigeno dal Norton Couloir sul versante tibetano. La medesima impresa compiuta dal Messner del 1980.

Dopo il tentativo nel 2012. Photo @ Nobukazu Kuriki
Dopo il tentativo nel 2012. Photo @ Nobukazu Kuriki

Il piano è molto simile a quello dell’autunno del 2012, quella volta scelse come via l’Hornbein Couloir, quando dovette rinunciare e fu portato al campo base dagli sherpa con severi congelamenti, che gli costarono 9 dita delle mani. Prima di allora c’era stato il 2009, sempre da nord, poi il 2010 ed il 2011, entrambe le volte dalla normale del versante nepalese. Mai era però riuscito ad entrare nella zona della morte.

Ci provò anche l’autunno scorso: l’unico alpinista dopo il terremoto a fare un tentativo sull’Everest, ma dovette rinunciare a causa delle avverse condizioni meteo, arrivando però a 8150 metri.

Ora ci ritenta, soprattutto, come scrive, ad “abbattere la barriera della negatività” cercando di superare tutti i fallimenti passati per inseguire un sogno, che a questo punto forse è diventato più un’ossessione.

Di certo non sarà solo sul versante tibetano: ad attenderlo infatti ci sarà Killian Jornet, oramai già arrivato in Himalaya, intenzionato a battere il record di velocità di ascensione dell’Everest senza ossigeno.

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