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Alpinismo, Primo Piano

Kyle e Scott, speranza appesa a un filo sottile che li lega alla più forte cordata che la regione conosca

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Daniele Bernasconi. Photo courtesy ilgiorno.it

“Eheheheh”. Quando Daniele Bernasconi rilascia questo suono, c’è poco da inventare. Lo abbiamo sentito al telefono, è ancora dolorante per i postumi di un infortunio, non grave di per sè, ma delicato e che lo tiene fermo da qualche tempo.

Daniele è guida e geologo, conosce bene il Baltoro.

“La nord dell’Ogre 2 è una gran parete, a nord sull’Ogre 1 ci sono stato con Hervé (Barmasse ndr) nel 2012 ed abbiamo guardato giù: una gran parete – ed aggiunge – Quell’anno su trenta giorni ne aveva fatti più di venti di brutto”.

“E’ incredibile – dice Bernasconi –  ma su questa catena che comprende Latok e Ogre, a ridosso del grande ghiacciaio Biafo e dello Snow Lake (il punto di incontro con il ghiacciaio Ispar, un circo glaciale di 10 chilometri di diametro a 5000 metri ndr), d’estate nevica in continuazione. Al K2, che è lì dietro, può perfino fare bello, ma qui nevica. Con Hervé abbiamo perfino fatto dello sci su una cima di 6000”. “È una zona bellissima con pareti formidabili, gli americani ci hanno arrampicato molto” e aggiunge “bisogna conoscere bene la regione, le montagne e la natura per provarci”. Ma dopo 10 giorni, senza notizie “è dura”.

Kyle Dempste e Scott Adamson sono lassù, su una gran parete di una montagna, che pochi sanno esistere, ma che è dura e temibile. Ci sono tre tedeschi, Thomas Huber, suo fratello e Toni Gutsh, fortissimi, tra i migliori al mondo, e gli americani Conrad Anker e Sebastian Brutscher che stanno provando a salvare, senza sapere se siano vivi, i loro amici. Ci proveranno contro la ragione. Speriamo abbiano tutti fortuna.

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