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Cronaca nera, Top News

Precipita e muore guida alpina di Sesto Pusteria. Era con una cliente sulla Croda dei Toni

La parete
La parete

La Croda dei Toni o Cima Dodici, 3090 m, è una splendida e per certi versi ancora selvaggia montagna, anche se si trova a fianco delle frequentatissime Tre Cime di Lavaredo.

Siamo nel bellunese e le pareti di questa splendida croda sono in effetti poco frequentate, vie dure, anche la normale richiede buone capacità alpinistiche.

Questa mattina Peter Mair, guida alpina di Sesto Pusteria, sono loro che principalmente frequentano l’inconsueto isolamento di questa montagna, è scivolato sull’ultimo tratto di roccia inclinata che porta alla cengia circolare, dalla variante Drash alla normale, ed è precipitato per una cinquantina di metri finendo nel canale Innerkofler, morendo all’istante per i traumi riportati. Con lui c’era una cliente, una cinquantottenne tedesca, rimasta bloccata alla sosta fino all’arrivo dei soccorsi, che l’hanno recuperata e portata ad Auronzo.

Difficili le operazioni di recupero, coordinate dal Soccorso alpino di Auronzo e dall’Aiut Alpin Dolomites.

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11 Comments

  1. ho un dubbio : il cliente di una guida e’ inerte o dovrebbe essere in grado di fare la sicura del secondo di cordata, con applicazione almeno delle manovre di base? ( mezzo barcaiolo, grigri..o altro)…o era un tratto senza protezioni perche’ considerato ormai sul facile?

    1. Ciao Albert mi sono chiesto anch’io la stessa domanda se il cliente e’ tenuto o meno ad avere una tecnica di base di assicurazione, ma presumo di si visto che e’ in questione anche la sua incolumita’ e quindi come minimo una guida alpina dovrebbe fare un inquadramento con il proprio cliente ed accertare le capacita’ di assicurazione altrimenti si dovrebbe rifiutare. Personalmente ho salito la croda dei toni due volte. una dalla normale ed un’altra dalla drash. le guide di sesto generlamente portano i propri clienti sulla via drash; perche’ anche se un po piu’ difficile risulta piu’ lineare di roccia migliore meno labirintica della normale e con soste migliori.Posso dirti che secondo quanto riportato dai giornali su quel tiro di corda prima della cengia anulare la rampa di collegamento e’ abbastanza semplice in quanto le difficolta’ si attestano sul terzo. Le soste sono tutte cementate, ma solo nella rampa drash, mentre negli ultimi 3-4 tiri dalla val giralba e nei tre di avvicinamento le soste risultano ancora precarie con chiodi e cordoni su spuntoni per le doppie, con difficolta’ anche qui sul terzo. l’incidente e’ quindi avvenuto sulla penultima sosta cementata disponibile a Voi le considerazioni sulla sicurezza dei clienti, visto che puo’ capitare di scivolare anche sul terzo. Ha senso attrezzare le soste a prova di bomba solo su meta’ via e tralasciare il resto? Un caloroso saluto alla famiglia per la tragica scomparsa…

  2. Normalmente il cliente funge da secondo di cordata, e quindi fa da sicura al primo (o per lo meno questo è quello che mi è capitato le poche volte che ho arrampicato con guide fassane).
    Ciao.

  3. su una via del genere è normale che una guida non si faccia assicurare dal cliente, soprattutto se conosce a menadito il percorso. Generalmente mettono in sicurezza il cliente e gli chiedono semplicemente di far scorrere la corda. Farsi assicurare farebbe allungare i tempi, col rischio, soprattutto su vie lunghe, di far notte o di rischiare il temporale pomeridiano. Il fatto che la caduta della guida non abbia coinvolto il cliente dimostra che la guida aveva fatto il suo primo dovere: tutelarne l’incolumità anche nel caso peggiore.

    1. Si, penso che questa ricostruzione sia molto attinente alla realtà dei fatti. Mi è capitato di assumere una guida per vie facili (IV-V al massimo) con mia figlia, e sul terreno facile, attorno al III si procedeva slegati o, al massimo, io legato a mia figlia. Condoglianze alla famiglia di Peter Mair ed alla Scuola di Guide Alpine di Sesto “Dreizinnen”.

  4. scusami Stefania ma che senso ha per una guida arrampicare senza essere assicurato, quello che dici non mia torna. A che serve allora UIA di qua EN di la senza avere un’assicurazione di base, allora tutte queste raccomandazioni sulla sicurezza, corsi di roccia di qua corsi di aggiornamenti di la a cosa servono. Bisogna anteporre le giuste regole per una giusta salita.

  5. sul II – III o anche oltre, a seconda delle sue capacità e conoscenza della via, una guida non si fa assicurare dal cliente: per lei sarà come per te camminare su un sentiero. Ciò non toglie che gli possa succedere l’imprevisto, come tu potresti inciampare sul sentiero e farti molto male.
    Assicurerà sempre però il suo cliente. A volte anche sul sentiero.

  6. Se funziona cosi’ non so quanta gente sia propensa a scegliere una guida in queste condizioni, la caduta di sassi, il terreno sempre incerto sul verticale soprattutto sulla dolomia che risulta sempre un rebus “tiene o non tiene”, secondo me sarebbe piu’ logico se fossi una guida scalare in autosicura con gri gri sul petto legando il cliente al capo corda e fermandola un po avanti con il barcaiolo alla sosta. dopotutto un 3 kg di corda in piu’ sullo zaino e un po di protezioni sulla via non fanno la differenza e perdere tempo…

  7. L’ultima parola spetta alla Guida , che puo’ decidere autonomamente se accettare l’incarico.In molte zone le Guide tengono corsi per turisti, di vario livello ..poi li portano alla fine su parete….ma non tutti..Ricordo una esercitazione tenutami con gruppo Cai al sas Pordoi da Bepo Defrancesh…solo sulla sicurezza da secondo..con trattenuta di caduta di copertone da trattore dall’alto con meccanismo di sgancio.Metodo a spalla e con mezzo barcaiolo…la tabelline bisogna pur impararle ! Tanti compagni bravi ad arrampicare, non avevano mai provato,ma si vantavano, ..infatti i magrolini partivano verso l’alto in quanto non si autoassicuravano, altri si bruciavano le mani o se le facevano trascinare a battere contro la roccia attorno alla sosta.L’ìistruttore commentava”Visto? Meno boria ed adesso seguitemi bene in tutto ..piano piano ,ocio ai particolari” Il diavolo si nasconde nei dettagli anche nel 2° o 3° grado.

    1. Parole sacrosante Albert, questo va detto e ripetuto ci vuole competenza e professionalita’, non far vedere che sei bravo ad arrampicare senza sicurezze. Arrampico per passione e tengo famiglia con figli a casa. Per lavoro installo grondaie sui tetti. Quando vado al lavoro faccio tutti i giorni la stessa strada, gli stessi 100 km. Potrei benissimo farli ad occhi chiusi pero’ chissa perche’ in auto metto sempre la cintura di sicurezza, e durante il lavoro sui tetti tengo sempre l’imbrago ove necessario sulla cosidetta linea vita appositamente attrezzata. Per carita’ la sfortuna e’ sempre dietro l’angolo, ma si cerca di fare il possibile per evitarla, ho visto gente cadere dai tetti per malori, perche’ inciampa ecc. cosa significa Stefania conoscere a menadito? Sono tarli da sfatare subito quello di dire tanto la via la conosco a memoria. La Guida come tutti pratica il suo lavoro e portando gente in giro deve attenersi a tutte le regole sulla sicurezza, compreso mettere piu’ punti di protezione durante il tragitto, altrimenti vai in free solo e quelli sono fatti tuoi.

  8. non capisco se ci siete o ci fate…
    stai tranquillo che se una guida non mette protezioni sul III non è per farsi vedere, cerchiamo di non essere ridicoli.
    ma sul serio voi pensate che sul III se metti una protezione ogni 10 metri e voli da primo ti salvi? ma per favore…
    Su una via normale, specie se lunga, quello che ti salva sono l’esperienza e l’abitudine ad andare su quel tipo di terreno. [Non a caso la maggioranza degli “alpinisti” si vede benissimo che quest’abitudine NON ce l’ha (specie i più giovani), mentre quasi tutte le guide si vede a prima vista che quest’abitudine ce l’ha (tranne i più giovani ;-D)]
    Ripeto la mia opinione: il fatto che la cliente sia rimasta incolume, assicurata in sosta, per me dimostra che il povero Mair ha probabilmente fatto quel che doveva.

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