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Buon compleanno, Hermann Buhl!

di Gian Luca Gasca

hermann-buhlHermann Buhl, scalatore di primordine. Con il suo fisico minuto nessuno se lo sarebbe immaginato sulle ripide pareti dolomitiche eppure, quando le sue mani hanno incontrato la roccia, si è creata una simbiosi unica nel suo genere. Un vero portento.

Compie salite impegnative, in solitaria e in tempi brevissimi per il suo periodo. Sulla Cassin al Pizzo Badile riesce in poche ore a toccare la vetta. Cosa che agli altri riesce solo in tre, quattro giorni di scalata. Poi nel 1953 la spedizione al Nanga Parbat, una spedizione fatta di compromessi, contratti da firmare, finché avviene la ribellione. Hermann e compagni (Otto Kempter, Walter Frauenberger e Hans Ertl) non obbediscono agli ordini del capospedizione, vanno contro gli ideali riuscendo a scrivere una delle più belle pagine di sempre dell’alpinismo Himalayano. Sono già morte 32 persone nel tentativo di scalare il Nanga Parbat ma questo ragazzo austriaco dal fare solitario sta per lasciare il primo segno umano sulla sua sommità: un ometto di pietre, come piace a Reinhold Messner. Un segno poi ritrovato successivamente da altre spedizioni a riprova dell’avvenuta salita.

Oggi Hermann Buhl avrebbe 92 anni, ma le sue memorie si interrompono il 27 giugno 1957, pochi giorni dopo aver raggiunto la vetta inviolata del Borad Peak, il suo secondo “8000”. In questa giornata di fine giugno una cornice di ghiaccio instabile del Chogolisa (7665 metri) lo inghiotte per sempre in un moto egoistico. Come se la montagna lo volesse tutto per sé. Il corpo non è mai stato ritrovato.

Hermann ci ha lasciati da leggenda. Se ne è andato dopo aver smilitarizzato la “montagna del destino tedesco”, dopo aver infranto le regole.  E dopo pochi anni ha toccato un’altra vetta intonsa, quella del Broad Peak. L’ha scalato con l’eredità del Nanga Parbat: congelamenti e amputazioni.

È buffo, quanto stupido, ma incredibilmente bello immaginarselo con barba arruffata e fiato corto seduto sul suo ometto di pietre questo 26 febbraio. Lì a seguire dall’alto i puntini gialli, blu e rossi avanzare passo dopo passo lungo la via Kinshofer. Un’attesa snervante, che l’ha impegnato per trent’anni ma che finalmente lo vede ricongiungersi con gli altri primi salitori del Nanga, quelli invernali.
Buon compleanno!

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