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Annalisa Fioretti: “Parto per il Nepal per aiutare la popolazione”

Testo di Gian Luca Gasca
Foto di Annalisa Fioretti

fioretti 2CARUGATE, Milano — Annalisa Fioretti, alpinista classe 1977, sta per tornare in Nepal. “L’ultima volta che ci sono stata, nell’ottobre 2015, mi sono occupata dei campi medici. Era il periodo dell’embargo e ricordo che tutto era carissimo. Usare la jeep per gli spostamenti era spesso difficile a causa del costo della benzina.”
Annalisa ha un ricordo chiaro della sua ultima esperienza in Nepal, e non vede l’ora di poterci tornare per dare una mano, per portare il suo contributo. “Questa volta torno per  controllare i lavori della scuola che stiamo costruendo, a Jharlang”.

L’alpinista di Carugate (Milano), che il 25 aprile 2015 si trovava al Campo Base dell’Everest per scalare il Lhotse, si sta preparando per una spedizione che non ha come obiettivo la vetta di una montagna. Si tratta invece di una missione in cui c’è davvero il “percorso” declamato a destra e a manca, ma sempre mancante di sostanza. Un percorso che si focalizza nell’attenzione al futuro, ed in particolare all’istruzione delle nuove generazioni: coloro che dovranno ricostruire il Nepal. “Vado laggiù per controllare come procedono i lavori della scuola. È una struttura accogliente e soprattutto antisismica. Realizzata con materiali del posto e dando lavoro alla popolazione locale. Anche i maestri sono del posto.”

fioretti 3Un’attività svolta senza guadagnarci nulla, anzi, i viaggi sono autofinanziati. Solo piccoli sponsor tecnici contribuiscono con i loro materiali ad alleggerire il costo del viaggio ma, nonostante questo, Annalisa non è intenzionata a fermarsi: “Voglio dare una mano alla popolazione nepalese e non voglio fermarmi al fargli avere cibo, vestiti e medicine, perché una volta finiti non saprebbero dove prenderne altre. Voglio riuscire a dare un futuro a qualcuno di loro, a gettare la mia goccia nell’oceano.” Un progetto che in parte sta riuscendo perché “Oltre alla realizzazione della scuola stiamo lavorando insieme al CSI (Centro Sportivo Italiano) per portare lo sport in Nepal. I nepalesi non sono particolarmente sportivi e inoltre la pratica di attività di gruppo può essere un momento aggregante oltre che una possibile realizzazione per alcuni di loro”.

Infine Annalisa, medico pneumologo, porterà in viaggio con sé una buona scorta di medicinali, perché bisogna sempre essere pronti a dare una mano a chi dovesse averne bisogno: “In Nepal la situazione sanitaria è problematica. Molti soffrono di malattie respiratorie con bronchiti croniche causate dalla mancanza dei camini di scarico per le stufe e i focolari. Poi ci sono i bambini che sono facilmente vittime della scabbia”.fioretti
Insomma tante idee e tanta voglia di fare. Fare mettendoci anima e corpo, anche con l’alpinismo. Un alpinismo diverso da quello che praticava prima del terremoto. Scalate che guardano al sociale con il progetto “Torvagando for Nepal”: un viaggio alpinistico di torre in torre che Annalisa sta compiendo con il compagno di cordata Gianpietro Todesco per raccogliere fondi in favore delle popolazioni nepalesi.

Per maggiori informazioni: https://ilnodoinfinito.it/   

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