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La collezione di Walter Bonatti “ritorna a casa” al Museo Nazionale della Montagna

di Gian Luca Gasca

MILANO — Il Museo Nazionale della Montagna torna sulle scene dell’alpinismo internazionale con l’acquisizione dell’intero archivio Bonatti. Una collezione che si compone di circa 250.000 pezzi suddivisibili in circa 7.000 foto di montagna, 70.000 diapositive e poi materiali tecnici con cui Walter ha compiuto le sue scalate. Ma non è ancora finita perché nell’archivio dello scalatore bergamasco ci sono anche sessant’anni di ritagli di giornali, di carteggi con amici, di scritture con giornalisti e colleghi alpinisti. Insomma, una ricchezza enorme oggi riunita nella sede del Museo Montagna. “Il patrimonio non era tutto in Valtellina ma suddiviso in tre luoghi” afferma Aldo Audisio, direttore del Museo torinese, alla conferenza di presentazione dell’acquisizione tenutasi ieri 4 ottobre presso la sede centrale del CAI in Via Petrella a Milano. Nel dettaglio il materiale raccolto e conservato in maniera metodica da Walter Bonatti si trovava suddiviso tra un caveau valtellinese, una sede milanese e una maceratese, nel comune di Visso.

Ad intervenire nella mattinata dedicata a una delle donazioni più sorprendenti degli ultimi anni sono Andreina Maggiore, direttore del CAI; Vincenzo Torti, presidente generale del CAI; Aldo Audisio, direttore del Museo Nazionale della Montagna; Luca Calzolari, direttore de “Montagna360” e “Lo Scarpone”; Marina Cotelli, assessore alla cultura del comune di Sondrio. Tutti comunemente d’accordo sul fatto che il lascito, voluto dai parenti di Bonatti, al Museo della Montagna, sia il miglior modo per conservare, tutelare e far conoscere ai posteri il materiale lasciato da quello che è ritenuto il più grande alpinista di sempre.

Il direttore Audisio ci ha tenuto inoltre a sottolineare come i molti “quotidiani che hanno annunciato la notizia dell’acquisizione, prima della conferenza stampa, l’abbiano fatto in modo impreciso”. Ribadisce ulteriormente come “l’acquisizione del materiale sia stata decisa totalmente dagli eredi” i quali hanno scelto di affidare i ricordi terreni dello scalatore al museo in quanto “siamo convinti che il Club Alpino Italiano, nelle sue strutture, nella sua storia, e nella sua ampia base di soci e appassionati, rappresenti l’istituzione più consona per conservare e tramandare tale patrimonio storico italiano che appartiene a tutti”. Così scrivono Francesco e Stefano Vicario nella lettera che hanno fatto pervenire in occasione della celebrazione. Nelle loro parole, recitate da Luca Calzolari durante la presentazione, non c’è risentimento per le diatribe del passato, c’è anzi un sentimento di apertura e fiducia verso un’istituzione che sì ha sbagliato, ma che ha anche saputo ammettere i suoi sbagli e fare pubblica ammenda.

Fortunatamente il conseguimento del materiale del grande alpinista-esploratore da parte del Museo Montagna non si ferma alla semplice conservazione e catalogazione del materiale, ma è volto alla pubblicazione e divulgazione di questa collezione unica nel suo genere. Una collezione che nel corso dei prossimi quattro anni sarà catalogata e messa a disposizione di visitatori e studiosi, ma soprattutto custodita in modo indivisibile all’interno della struttura museale del CAI. “A memoria definitivamente ristabilita, quello di oggi è un vero e proprio ritorno a casa” conclude il presidente generale Vincenzo Torti.

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