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Incastonato in Himalaya il Paese più verde del pianeta

Qualche anno fa il Bhutan, piccolo Paese himalayano tra India e Tibet, saltava alla ribalta delle cronache per via del suo status di “Paese più felice al mondo”, grazie a uno studio della Kentucky University, che ritrovava la causa in una serena accettazione della morte, un comportamento influenzato dai precetti buddhisti. Di certo le politiche del visionario Re Jigme Singye Wangchuck sono state fondamentali per creare questo idilliaco Stato: mentre nel mondo si rincorreva il PIL, in Bhutan si introdusse il concetto di Felicità interna lorda (Gross national happiness, Gnh): un indice che misura la felicità degli abitanti (poco più di 750mila) del piccolo stato incastonato nell’Himalaya.

Ma come si potrebbe non essere felici se si considera che è anche il Paese più sostenibile del pianeta. Il 70% del suo territorio è ricoperto da foreste, che sono in grado di assorbire tre volte la quantità di CO2 prodotta annualmente (è unico Paese del mondo a produrre più ossigeno di quanto ne possa usare), e che costituiscono una preziosissima riserva naturale (circa il 30% è area protetta). È vietato esportare legname, l’energia fornita ai bhutanesi è idroelettrica (e gratuita) e deriva quasi interamente dall’acqua che scorre nei ruscelli di montagna.

I cambiamenti climatici e la crisi economica, però, potrebbero mettere a rischio l’equilibrio della Terra del Drago. Infatti, i ghiacciai si stanno sciogliendo e le piogge si fanno sempre più torrenziali, con la conseguenza che le nuove generazioni stanno lasciando il settore agricolo e le montagne per spostarsi nelle città o in India e Cina. Insomma, non è tutto rose e fiori, anche nel giardino dell’Himalaya.

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