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Al via per percorrere l’Appennino da Altare (Liguria) alle Madonie (Sicilia)

Gian Luca Gasca è partito per il suo viaggio in Appennino. Montagna.Tv lo seguirà tappa dopo tappa. Ecco il suo primo reportage:

ALTARE, Savona — C’è aria autunnale nell’aria. Ricci e castagne sono sparsi ovunque insieme alle foglie secche; qualche camion carico di legna transita qui di fronte. Di fronte alla Bocchetta di Altare, il punto geografico in cui da Alpi si passa ad Appennini.
Alla bocchetta ci si arriva con facilità seguendo la strada statale che porta verso Altare e imboccando poco prima della galleria la “rampa”, come la chiama Carlo, gestore del Cadifugio. Un rifugio? Non proprio. Un ostello? Neanche. È una ex scuola elementare sistemata alla bell’è meglio e riadattata a economica foresteria per viandanti. Non che qui ci si possa aspettare molto di più, ci sono a malapena una manciata di case costruite lungo la statale e molte sono in pessimo stato. Decadenti monumenti di una montagna sempre più spopolata. Trovare albergo nell’omonimo paese del valico è praticamente impossibile. Gli ultimi coraggiosi hanno chiuso l’anno scorso mi raccontano e, in più, a detta di alcuni a nessuno interessano le sorti di questo luogo di montagna da cui si vede il mare. “Qui a Cadibona vengono a vivere soltanto cittadini che si sono stufati della frenesia. Ma non è gente a cui interessa il futuro del borgo.” Racconta Carlo da dietro al bancone mentre faccio colazione e, prosegue: “Vengono qui e si comprano un appartamento per poi scendere ogni giorno sulla costa e ritornare solo a sera.”
Lascio il posto con perplessità. Ben vengano i cittadini a ripopolare le montagne. Sempre meglio che lasciare tutto allo sfascio penso.

Scendo verso Savona, il mio viaggio finalmente inizia. Vado con i mezzi pubblici fino alla Sicilia dove con le Madonie terminano gli Appennini. Non ho idea di cosa aspettarmi e non ho idea nemmeno di come fare a muovermi in molte parti. So di sicuro che viaggiando con i mezzi pubblici in Appennino è impossibile evitare la costa, è da li che passano i collegamenti principali. Mi sono invece ripromesso di non toccare né l’alta velocità né le linee che transitano sulle autostrade. Non le disdegno, sono utili collegamenti che utilizzo spesso, ma con questo viaggio hanno poco a che fare. Voglio perdermi nell’Appennino a me sconosciuto per scoprirne i lati più nascosti.
Viaggio verso la Riviera di Levante, verso le Camelie decantate da Montale e nel frattempo passo il Beigua: lo vedo da Varazze, non vogliatemene ma non mi ispira. Scelgo di non salirlo e proseguo diretto verso la cittadina di San Colombano, il santo camminatore.
Sei ore di treno. Cambi a Savona, Genova, Voghera, Piacenza. L’odore del treno che ti resta addosso, che ti impregna i vestiti mentre il treno rimane fermo nel nulla per minuti. Quando finalmente ripartiamo la noia e la stanchezza hanno preso il sopravvento. Non ne posso più, devo impegnare il tempo in qualche modo e ad aiutarmi ecco comparire un nome curioso, il treno sta attraversando la stazione di Rottofreno. Fa sorridere, sperando non sia un augurio. Ho abbandonato temporaneamente l’Appennino, sono entrato nella pianura padana ma ecco che in quel nome, Rottofreno, ritornano le montagne. Il condottiero Annibale che la tradizione vuole abbia rotto proprio qui il morso del cavallo, la parte in metallo che il cavallo ha in bocca e viene usata per frenarlo, durante la battaglia della Trebbia.

A Piacenza mi arresto, i vari ritardi mi han fatto perdere l’ultimo autobus ma all’alba del nuovo giorno ho già lo zaino in spalla e vado diretto verso la stazione dei bus.
Due ore mi separano da Bobbio, paese fuori dal tempo, luogo di santi. Ci arrivo durante l’ora della siesta e infatti le vie sono deserte. Solo un gruppo di ragazzi di colore staziona sulle panche, all’ombra degli alberi.
Per prima cosa mi metto alla ricerca della cappella di San Colombano, il santo partito dall’Irlanda per diffondere il suo messaggio religioso e approdato a Bobbio dove poi trova la morte alla veneranda età di settantatré anni.
Il santo che per primo parlò di popolo europeo riposa in una cripta nascosta, non ci sono cartelli che la indicano ai visitatori come attrazione. Lui è lontano da quella macchina, l’icomatic, piazzata all’ingresso della cappella. La macchina che dispensa icone sacre “con copertura in PVC” hanno scritto sopra. La sua è una tomba senza tanti sfarzi, come si addice ad un vero camminatore.

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