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Dal soccorso in canyoning alle Ultratrail, si è concluso il XXVIII Congresso di Medicina di Montagna

LUCCA — Si è svolto a Lucca, presso l’Associazione Amici del Cuore, dal 30 settembre al 1 ottobre 2016, il XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di medicina di Montagna.
Dopo il saluto delle autorità, G. Giardini, presidente della S.I.Me.M., ha fatto gli onori di casa ai congressisti, poi ha riposto l’attenzione su qualche numero importante: in Europa 100 milioni di persone vivono in quota; in Valle d’Aosta, per fare un esempio, ogni anno arrivano due milioni e mezzo di turisti e molte sono le persone che, nella regione, lavorano o vivono in montagna. Giardini ha, poi, parlato della necessità di fare prevenzione per evitare le patologie acute che possono colpire i frequentatori della montagna (infarto del miocardio, ictus, ecc.). Ha sottolineato che la sanità in montagna ha un costo maggiore e che solitamente si giunge più tardi a fare una diagnosi in zone disagiate. Ha invitato l’onorevole Mariani, presente in sala, rappresentante del Gruppo dei Parlamentari Amici della Montagna, a fare una legge che si occupi della telemedicina in Italia, come già esiste in Francia dal 2009. L. Festi, presidente della Commissione Centrale Medica del CAI ha fatto presente l’importanza di occuparsi dei problemi medico-sociali delle popolazioni della montagna in Italia.

A questo punto è iniziata la prima sessione del convegno, moderata da H. Brugger dell’EURAC di Bolzano. Il primo intervento è stato quello di L. Pratali, cardiologa del Cnr di Pisa, che ha parlato delle nuove linee guida per la Rianimazione Cardiorespiratoria. La relatrice ha illustrato come gestire i soccorsi e come addestrare i “laici”. Ha parlato di come attivare il sistema di emergenza e l’EMS tramite il telefono cellulare. Pratali ha ricordato che esistono programmi PAD in Italia per i “laici”.
Ha citato il progetto messo in atto in Alta Valtellina presso i Rifugi Casati e Pizzini, dove è stato installato un defibrillatore portatile grazie alla donazione del “Memorial Chicco Longo” . Ha ricordato il caso di una persona che, a seguito di un attacco cardiaco, è stata rianimata e defibrillata, purtroppo senza successo. Pratali ha quindi illustrato le varie procedure da seguire per praticare la RCP di un paziente in arresto cardio-respiratorio. Ha fatto notare l’importanza del massaggio cardiaco, che deve essere efficace, quindi, ben fatto. Infine ha proiettato e commentato l’Algoritmo previsto per il BLS.
G. Strapazzon dell’EURAC di Bolzano ha parlato delle nuove linee guida per i pazienti ipotermici travolti da valanga. E’ considerato ipotermico un soggetto che presenta una temperatura corporea inferiore a 35°C. Strapazzon ha evidenziato l’importanza della tempestività dell’intervento in un incidente da valanga. Ha mostrato e commentato la recente “check list” messa a punto dalla Commissione Medica dell’IKAR, molto utile nell’indicare le procedure da seguire negli incidenti causati dalle valanghe. Va evitato l’”after drop” e va praticata una rianimazione continua del corpo della vittima, oppure una rianimazione di tipo intermittente, se le condizioni lo richiedono.
G.C. Agazzi ha, poi, parlato delle linee guida da seguire in caso di folgorazione in montagna (fulmine). Ha parlato in generale dei fulmini, della loro epidemiologia, di come colpiscono l’uomo o gli animali, di come si deve soccorrere una vittima di fulmine in montagna. Il fulmine può causare danni soprattutto all’apparato cardo-respiratorio, al sistema nervoso, alla pelle, all’orecchio, e all’occhio. Ha parlato di come effettuare il “triage” in caso di folgorazione e di come gestire i soccorsi, cercando di salvaguardare il più possibile i soccorritori, a loro volta possibili bersagli di un fulmine. La vittima deve essere bene ossigenata, monitorata nelle sue varie funzioni vitali, mantenuta isolata dal terreno. Gli indumenti umidi o bagnati vanno rimossi subito dal corpo. Fondamentale, in caso di folgorazione, la rianimazione cardio-respiratoria, che può durare molto tempo. Molta importanza hanno la prevenzione e la conoscenza delle condizioni meteo, evitando le ore calde del pomeriggio d’estate.

H. Brugger ha, poi, parlato dell’ “Extreme Environment Simulator” che verrà utilizzato presso la sede dell’EURAC a Bolzano nel 2018. Si tratta di un grosso progetto che permetterà di studiare situazioni ambientali estreme in cui si possono trovare gli alpinisti. Si potranno studiare i danni causati dal freddo, dal vento, dall’umidità, dal caldo e dalla carenza di ossigeno sull’organismo umano.
Dopo il “working lunch”, G. Strapazzon ha ripreso i lavori della seconda sessione del congresso, moderata da L. Festi, con una presentazione dedicata al soccorso in canyoning. Strapazzon ha parlato della sicurezza, dell’epidemiologia, della prevenzione dell’ipotermia e non solo. Ha fatto presente che gli interventi di soccorso in grotta superano in genere le quattro ore e necessitano di appositi “device”.
G.M. Sasso, medico dell’emergenza, ha poi parlato della traumatologia riguardante gli sport di montagna, affermando che, a seguito dell’evoluzione tecnologica dei materiali utilizzati, anche la tipologia dei traumi è molto cambiata. Si è registrata, infatti, una diminuzione di alcuni traumatismi. Per esempio i nuovi modelli di sci, più facili da usare, ma più veloci, hanno portato a una maggiore velocità, anche se ad una maggior facilità di conduzione. Si è registrato un incremento dei traumi della colonna vertebrale.
La mortalità dovuta alle valanghe è di circa del 57%.
E’ seguita una presentazione di M. Stella, ortopedico e medico militare del Centro Sportivo dell’Esercito, Sezione Sport Invernali di Courmayeur (Ao), che ha parlato di traumatologia dell’alpinismo e dell’arrampicata libera.
S. Roi, medico dell’ Istituto Isokinetic di Bologna, ha parlato della traumatologia degli sport estremi di montagna: Skyrunning, Trail e Ultratrail, tutti sport abbastanza nuovi e che hanno avuto una grande diffusione. Le gare di skyrunning hanno una durata di 6-8 ore, di basano sulla velocità e vanno in quota. Sono soggette a ipotermia, con una maggiore incidenza di traumatismi nel corso della discesa. Le gare di Ultratrail, invece, si fondano sul concetto voler verificare il limite di durata e di resistenza di ogni atleta. I problemi collaterali sono rappresentati da disturbi gastroenterici, iponatremia (diminuzione del sodio ematico), ipotermia e, a volte, depressione. I problemi traumatologici sono più legati al sovraccarico funzionale. A volte gli atleti, in genere i non professionisti, tendono ad assumere in discesa posizioni distorte in grado di causare problemi fisici. Quindi risulta opportuno prestare molta attenzione alla fase di discesa della gara onde evitare conseguenze. L’epidemiologia dei traumi riportati è abbastanza scarsa in letteratura. In genere si nota che le distorsioni di caviglia, abbastanza frequenti, sono legate ad una instabilità di base dell’articolazione in oggetto. Frequenti le contusioni e le escoriazioni, di solito prive di conseguenze. Uno studio effettuato su 38 gare e su 1665 atleti ha rilevato una percentuale di atleti ritirati tra lo 0.5 e 2%, pari a 9,6 partecipanti ritirati su un totale di mille atleti, 3.2 ogni mille ore di gara. Fondamentale la costanza dell’allenamento, un importante fattore di sicurezza. La maggior parte delle cadute avviene in discesa. Roi ha sottolineato l’importanza dei cancelli che costituiscono un fattore di sicurezza, in grado di fermare gli atleti che non sono in grado di continuare. Roi ha posto la domanda: “Competitive running at high altitude: is it safe?”. Un altro studio fatto su 43 atleti che hanno partecipato agli Ultratrail, ha rilevato che 36 (82%) hanno riportato un infortunio nel corso della gara, dovuto al sovraccarico. Molti atleti soffrono, a lungo andare, di problemi al rachide. Al “Tor des Géants”, una gara di ultratrail lunga 330 chilometri, con 24.000 metri di dislivello, su 706 partenti, 385 sono arrivati alla fine della gara (56%). Si sono verificati tre ritiri per distorsione di caviglia, due traumi cranici (uno deceduto), due lussazioni di spalla, due meniscopatie, un politrauma, una frattura di omero, e un trauma toracico. Infine è stato visto un trauma oculare alla cornea, dovuto ad eventi atmosferici. Tra gli eventi fatali, si sono registrati dieci attacchi cardiaci (31%), nove episodi di ipotermia (28%), sette politraumi dovuti a caduta ( 22%), traumi associati a ipotermia (26%), un caso di folgorazione (3%), un’emorragia (3%), un colpo di calore (3%). Vanno valutati i fattori di rischio: alimentazione, attrezzatura, idratazione, allenamento, visita medico-sportiva. Il rispetto di codesti fattori rappresenta una certa garanzia per la sicurezza e la salute di ogni atleta.
Sono stati segnalati due colpi di sonno in atleti durante un Ultratrail nel 2016.
G. Bassi ha, poi, parlato della gestione del dolore, passando in rassegna i vari farmaci antidolorifici, descrivendone le varie indicazioni terapeutiche.

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