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Rolly, grande Rolly

Rolly Marchi non era soltanto un gran comunicatore di “cose” di montagna, d’arte e cultura, ma era la personificazione della passione e dell’amore per questi aspetti della vita.

Dieci anni fa pubblicò a cura de il Saggiatore un libro dal titolo: “Se non ci fosse l’amore”, nel quale descrive un mondo popolato da personaggi e le storie della loro vita. Alcuni sono ben identificabili come il grande amico e maestro Dino Buzzati, o sua madre, amatissima. Ci sono poi i ritratti delle fanciulle e delle donne che emergono dalla sua fantasia e da qualche ricordo: ragazze dai contorni seducenti e caldi, come Aida dagli occhi maliziosi, o Silvia che arrampicando incontra l’amore, un destino comune a tutte le storie di queste donne delle montagne, un amore appassionato e totale o più maturo e complesso per quelle meno giovani.

Leggetelo, è un bel modo per ricordare Rolly.

Tristissima invece la notizia di questi giorni che il Trofeo Topolino, che Rolly inventò con Mike Bongiorno nel 1957, per “strategie aziendali” viene chiuso dalla Disney. Con il Trofeo Topolino e Rolly, che lo seguì per tutta la sua vita, iniziarono la carriera per diventare campioni Ingemar Stenmark, Gustavo Thoeni, Marc Girardelli, Lindsey Vonn, Deborah Compagnoni e Alberto Tomba, per citarne solo alcuni. Ma in Val di Fiemme non si danno per vinti e il Trofeo di Rolly e Mike sopravvivrà alle logiche aziendali, magari portando il loro nome.

Nacque nel 1921 a Lavis, in provincia di Trento, fu lo speaker delle Olimpiadi invernali di Cortina nel 1956 e delle Olimpiadi, che aveva iniziato a seguire fin dal 1936, diventando il decano dei giornalisti. La sua formidabile memoria gli consentiva di “incantare” i propri amici con il racconto vivo di innumerevoli episodi della storia e degli uomini e donne dello sport invernale e della montagna. Amava raccontare della sua amicizia con Fellini a Roma, subito dopo la guerra, dopo che fu ferito, ma soprattutto dell’amicizia con Dino Buzzati, il giornalista e l’uomo di cultura e passione montanara al quale sempre si sentì vicino.

Inventò la 3-Tre, gara di Coppa del Mondo svoltasi per la prima volta nel gennaio del 1950 sul Canalone Miramonti di Madonna di Campiglio; nel 1959 fondò “Club dei 100 all’ora” del KL a Courmayeur; in Pakistan nel 2004, in occasione del 50° della prima salita italiana  del K2, realizzò a Skardu il Museo degli Italiani, che inaugurò lui stesso.

Fu anche un grande sportivo, certamente sciatore, ma anche scalatore e alpinista, arrampicò con Walter Bonatti, con Cesare Maestri, con Reinhold Messner. Di libri ne scrisse molti, con quel suo modo piacevole di raccontare a metà tra giornalismo e letteratura: Un pezzo d’uomo, Le mani dure, Ride la luna, Il tram della vita e altri quattordici racconti, Neve per dimenticare e altri nove racconti, Il silenzio delle cicale: romanzo autobiografico, Parole bianche, E ancora la neve: ricordi e avventure ad alta quota, infine, nel 2006, Se non ci fosse l’amore.

Amò intensamente la sua rivista, La Buona Neve, con la quale raccontò dal 1991 la vita, la passione e i miracoli della montagna d’inverno, ma anche d’estate, e dei suoi protagonisti le storie; molte di Cortina d’Ampezzo, la sua Cortina dello sci, della sua casa, delle mostre, dei suoi tantissimi amici ampezzani e foresti. Lì lo trovavi d’estate e d’inverno con Graziella, compagna della sua vita, pittrice e grande interprete artistica delle crode, paziente e attenta, e con i figli e poi con i nipoti.

Rolly si spense, a 92 anni, tre anni fa, 14 ottobre del 2013. Manca a loro e a tutti noi.

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1 Comment

  1. Se non sbaglio…anche imprenditore nel settore abbigliamento sportivo col marchio RollyGo..segno che di montagna e sport annessi, se si vuole , si puo’ campare ed innovare.Senza aspettare manna dal cielo.

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