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Alpinismo, Primo Piano

Marc-André Leclerc di nuovo sulla Torre Egger

Dopo l’impresa solitaria invernale sulla Torre Egger, riecco il canadese Marc-André Leclerc determinato ancora a stupire sulle difficili e spettacolari pareti della Patagonia. Questa volta era con Austin Siadak, di Seattle, e insieme hanno realizzato la prima free e la prima ripetizione in continuità di salita su Titanic, sulla Torre Egger, 2850m, (ex 6a A2, ora 7b M5 WI4 950m)

Gli “autori” di Titanic furono gli italiani Maurizio Giarolli ed Elio Orlandi (2-5 novembre 1987), utilizzando nei primi 500 metri corde fisse piazzate un mese prima da Giorgio Cominelli, Lorenzo Nadali e Andrea Sarchi.

Rolando Garibotti, su Patagonia Vertical, ha riferito che: “per la salita ci sono voluti due giorni, con un bivacco sul nevaio a metà strada. Il punto cruciale è nella parte superiore del muro, un tetto in pendenza su una lastra staccata dalla parete che ha impegnato Marc-Andre in 4 tentativi (7b)”.

“Una decina di tiri della nella parte inferiore della via non erano mai stati ripetuti. Dopo che Marc aveva fatto la sua salita solitaria dell’Egger, un paio di settimane fa, ha deciso che voleva tentare di liberare l’intera linea originale di questa via partendo dalla goulotte di ghiaccio nella parte inferiore. Uno dei tratti più sorprendenti di arrampicata su ghiaccio che conosco. Non particolarmente difficile (forse AI4), ma di rara bellezza. È pazzesco che non sia mai stata ripetuta: è una salita tra le più classiche al mondo” ha riferito Siadak.

Leclerc ha tirato tutti i tiri di corda, meno tre, avendo chiesto a Siadak di filmare la salita. “Siamo andati lì con l’idea di filmare una ripetizione della salita in solitaria da parte di Marc, che ha  deciso anche di provare a liberare tutto il percorso originale del Titanic; ma dal momento che ci sono stati una serie di recuperi su piazzole non può essere considerata integralmente una salita solitaria”, ha aggiunto ancora Siadak.

Marc-André Leclerc ha ammesso con modestia tutta canadese che Titanus non è stata una salita al limite, il che secondo lui conferma che solo poche cordate frequentano l’arrampicata classica in Patagonia. “Penso che in questa regione vi sia un grande potenziale per questo tipo di arrampicata” ha aggiunto.

 

(Fonte Alpinist.com)

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