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Parco dell’Aspromonte: dalle ricerche di campo sul monitoraggio dei rapaci alla crescita del territorio

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Anche quest’anno il Parco dell’Aspromonte ha svolto le consuete attività di monitoraggio della migrazione degli uccelli rapaci sul proprio territorio, attivando tre stazioni di osservazione in altrettante località aspromontane dall’11 agosto al 9 ottobre, grazie al lavoro di 15 osservatori, 8 esperti e 7 ausiliari, incaricati dall’Ente e coordinati dal personale del Parco.

Il lavoro, inserito in uno specifico progetto per la conservazione della biodiversità attivato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare denominato “Rete euromediterranea per il monitoraggio, la conservazione e la fruizione dell’avifauna migratrice e dei luoghi essenziali alla migrazione”, coinvolge altri sei parchi nazionali (Circeo, Gargano, Vesuvio, Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese, Alta Murgia, Arcipelago di La Maddalena), con il Parco Nazionale dell’Aspromonte che svolge il ruolo di capofila.

Il monitoraggio di quest’anno ha permesso di osservare il passaggio di oltre 23.000 esemplari, appartenenti a numerose specie, tra le quali, come al solito, il Falco pecchiaiolo, che ha raggiunto i numeri più alti (fino a 2.770 nella sola giornata del 3 settembre), ma anche altre specie come il Falco di palude, il Nibbio bruno, il Falco pescatore e l’Aquila minore (nella foto di Manuela Policastrese) hanno fornito dati molto interessanti dal punto di vista quantitativo, in relazione alle differenti strategie migratorie. Importanti anche i numeri di altri uccelli veleggiatori non rapaci: le cicogne, e in particolare la rara Cicogna nera, hanno registrato un passaggio piuttosto consistente, oltre ogni aspettativa.

“La particolare collocazione geografica dell’Aspromonte – spiega il Direttore Sergio Tralongo – rende il nostro territorio un vero e proprio “ponte” verso la Sicilia, e dunque verso l’Africa, per moltissime specie di uccelli, e in particolare per i rapaci cosiddetti “veleggiatori”, che preferiscono evitare l’attraversamento di ampi tratti di mare, sui quali sarebbero costretti a un dispendioso volo battuto, preferendo l’utilizzo delle correnti d’aria calda che si formano sul terreno e li aiutano, letteralmente, a scivolare verso le latitudini meridionali con poco sforzo. Ecco il motivo per cui lo Stretto di Messina, come pure Gibilterra e il Bosforo, per restare in ambito Mediterraneo, rappresentano “colli di bottiglia”, ossia luoghi dove si concentrano grandi numeri di questi uccelli nella stagione della migrazione. E questo spiega anche il motivo per il quale è frequente osservare questi grandi uccelli, caratterizzati da ali larghe, impegnati a volare in circolo, in gruppi anche numerosi, prendendo sempre più quota: stanno cercando la “termica” giusta, ovvero la corrente calda che consentirà loro di spostarsi nella direzione più opportuna”.

“Il lavoro svolto dal Servizio Biodiversità del Parco Nazionale dell’Aspromonte negli ultimi anni sta dando frutti preziosi, come dimostrano le notevoli serie di dati sull’avifauna raccolti, eccellente punto di partenza per un serio monitoraggio che a sua volta può portare effetti positivi sul territorio in termini di didattica, promozione e attivazione di servizi naturalistici – conclude Sergio Tralongo –. Un plauso va rivolto ai tecnici dell’Ente, in particolare Nino Siclari, Sabrina Santagati e Luca Pelle”.

 

(Fonte: www.parcoaspromonte.gov.it)

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